Il Tirreno

Pisa

Dai boschi al quartiere Pratale, una storia pisana

di MAURIZIO VAGLINI
Dai boschi al quartiere Pratale, una storia pisana

Il nome indicava nell’antichità uno spazio di cento pertiche di “terra pratata” Lo sviluppo nel dopoguerra con il centro sociale e la costruzione della chiesa

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di MAURIZIO VAGLINI

Quell’immensa distesa verde di campi incolti, paludi, terreni con stagni e boschi impenetrabili, pieni di animali come volpi, lupi, conigli e lepri, che si estendeva tra le mura pisane ed i “Monti Pisani”, in realtà colline che proteggono la città dai venti freddi del Nord e definiti da Dante nella sua Commedia “per cui i Pisani veder Lucca non ponno”, tutta questa area già nel trecento la troviamo denominata “Pratale”. In realtà il termine va ad indicare un appezzamento di terra più limitato che si estende dalla porta di San Zeno per uno spazio di cento pertiche (una pertica andava intorno ai 3.000 metri) di “terra pratata”, cioè di “prataglia” e da qui il nostro Pratale.

La storia è cosparsa di tanti momenti interessanti: ricordiamo l’acquedotto mediceo, che da Asciano porta acqua nel centro della città, attraverso varie fonti. Ecco La Fontina, il luogo posto sul Fosso dei Sei comuni, che scorre lungo quella via che prende nome via di Pratale, dove i cittadini vanno ad attingere acqua da un fontanello posto a calata sulle mura dell’acquedotto. Dalla parte opposta scorre il Fosso del Mulino o anche detto Macinante, una volta navigabile per portare le pietre del Monte Pisano in città.

La storia di Pratale, come quartiere, nasce subito nel dopoguerra quando Pisa, distrutta, necessita di ricostruirsi e utilizzare terreni anche appena fuori delle mura. Nasce così il villaggio Inacasa di Pratale, che poi è andato sempre più sviluppandosi, con la costruzione di nuove case lungo la via Don Bosco.

Il nucleo essenziale del quartiere è stato il villaggio, dove vanno ad abitare inizialmente coloro che hanno perso la casa a causa dei bombardamenti. Il punto centrale è il Centro Sociale (oggi sede del Ctp) con annessa la piccola chiesa (oggi sede della Magistratura e palestra della squadra del Gioco del Ponte del San Francesco).

La mia decisione di raccontare nel giugno del 1991 i ricordi di quella vita in un piccolo volumetto fu dettata da due motivi: uno puramente pratico, raccogliere i fondi per costruire la nuova chiesa (Santa Maria Madre di Dio), l’altra più personale per lasciare traccia del nostro bel passato alle nuove generazioni che entravano in questo quartiere a frotte, dimenticandosi le tradizioni. Le prime famiglie si conoscevano tutte, perché le donne andavano a fare la spesa alle botteghine, a prendere il pane da Vasco, la frutta da Tito, le sigarette da Gino e far riparare le scarpe da Paolo. Noi ragazzi andavamo a scuola alle elementari “Damiano Chiesa” e quelli più grandicelli alle medie “Carducci”, accanto alla chiesa di San Francesco. Già, la chiesa dei nostri frati francescani (Padre Natale, Padre Ferruccio, Padre Tommaso, Padre Antonio ed altri), che venivano a prenderci al villaggio per farci giocare a pallone nel chiostro della chiesa. Quelli della mia generazione si ricorderanno il famoso Torneo di Calcio “La Coppa I Quattro Campanili”. Continuavano la tradizione della Città dei Ragazzi, voluta da Padre Bruno Fedi. Poi quando fu costruita la nuova chiesa sopraggiunse il primo parroco, don Tullio Bonuccelli, grande sacerdote amato da tutti.

All’inizio però è il Centro Sociale il punto di aggregazione: c’era l’unica televisione, ovviamente in bianco e nero, e da casa ci si portava la sedia per vedere insieme un film o uno spettacolo. Era di moda lanciare i film del post guerra. Io ricordo ancora con tanto terrore “Roma città aperta” con Anna Magnani.

Stop, ho esaurito lo spazio. E’ nato però un gruppo sul social network, “I Ragazzacci di Pratale”, e lì ricordiamo ancora la nostra storia, quella che - spero - possa dar adito ad una nuova edizione riveduta, corretta ed ampliata del mio primo libro su “Pratale. Una piccola parte di Storia Pisana”, ma questa volta scritta da tutti con i loro ricordi, i loro pensieri, le loro gioie e purtroppo anche i tristi momenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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