Attenzione
«Anche dove c’è la crescita l’occupazione è ferma»
Gianluca Federici, appena rieletto segretario della Cisl provinciale, preoccupato per il boom dei voucher e delle ore di cassa integrazione sul territorio
PISA. Puntare sulla tecnologia, l'automazione e l'informatizzazione. Facendo leva su un territorio che può mettere a sistema Università, enti ed aziende d'eccellenza. E che potrebbe fare da apripista alla quarta rivoluzione industriale, concretizzando quell'Industria 4.0 da molti teorizzata, ma da troppi pochi inseguita.
«Non deve farci paura», sostiene Gianluca Federici, confermato alla guida della Cisl pisana dal congresso provinciale che si è riunito all'hotel Galilei per eleggere la nuova segreteria. Classe 1953, Federici inizia il terzo mandato al timone del sindacato - che a livello provinciale vanta oltre 25.000 iscritti - «con la speranza e la voglia di risolvere qualche problema». «Il secondo - sottolinea - si è chiuso con la consapevolezza di aver portato la Cisl ad essere un sindacato unito e trasparente, dove si discute e si lavora. Il nostro impegno è stato però bloccato dalla mancata ripresa». Di un territorio, quello della provincia pisana, stretto in una morsa. Da un lato la stagnazione dell’economia, dall’altro il calo dell’occupazione. Al centro, previsioni che fanno del rilancio economico ed occupazionale un miraggio.
A fronte dei 4.368.465 di ore di cassa integrazione erogate dall’Inps lo scorso anno, il 2017 si è aperto con una richiesta record da parte delle aziende pisane, alle quali sono state accordate 1.057.718 di ore di cassa integrazione. «In un solo mese - prosegue Federici - ci siamo presi il 25% del 2016 e questo è un dato molto preoccupante». Che, senza alcuna distinzione, si espande su tutto il territorio provinciale riflettendosi in negativo sui livelli occupazionali e sull’economia locale. «Le aziende della Zona del Cuoio chiudono i bilanci in utile, ma l’occupazione non aumenta: sintomo di incertezza». Per un futuro che si fa sempre meno roseo anche per il volterrano dove, con le crisi della Locatelli e della Smith, «permangono delle forti criticità». Difficoltà che in provincia di Pisa sembrano "ammorbidite" dalla presenza della Piaggio a Pontedera dove, nonostante i risultati positivi, «sarebbe necessario fare qualcosa di più». «Occorrerebbe riportare sul territorio alcune lavorazioni dislocate fuori dall’Italia - aggiunge il segretario della Cisl - per scongiurare eventuali problemi futuri e per creare maggiori opportunità di lavoro». Quelle che invece vanno pian piano svanendo nel capoluogo. «Pisa è una città caratterizzata da piccole aziende commerciali - prosegue Federici - che vanno continuamente incontro a chiusure. E questo perché l’economia non girà più». Un circolo vizioso, alimentato ed aggravato da un’occupazione sempre più instabile e voracemente inghiottita nel mercato dei voucher. La nuova frontiera del precariato che nonostante le norme introdotte lo scorso ottobre per cercare di regolarne e frenarne l’uso, ha visto un boom di utilizzo nel 2016, quando ha registrato un incremento del 29% rispetto all'anno precedente (911.411 i voucher comprati nel 2016 in provincia di Pisa per pagare oltre 9,1 milioni di prestazioni lavorative). «Non va assolutamente bene il sistema che si è creato. I voucher devono tornare all'utilizzo originario, per lavori occasionali e non quelli quotidiani», tuona Federici che, durante il congresso, non ha lesinato critiche ai quei Comuni (compreso quello di Pisa, che ha rimediato venerdì scorso) che non hanno coinvolto i sindacati ai tavoli di contrattazione prima di approvare i bilanci. «Il futuro è nel progresso - prosegue -. L'Industria 4.0 non deve farci paura: chi sostiene che comporterà la perdita di posti di lavoro si sbaglia perché la nuova frontiera industriale può creare nuove opportunità lavorative, sopperendo alle posizioni eventualmente perse. E in questo processo un ruolo chiave potrebbe giocarlo il nostro territorio, ricco di opportunità che non stiamo sfruttando. È necessario che sindacati, enti ed istituzioni uniscano le forze. Chiudendoci nei rispettivi orticelli - conclude Federici - rischiamo di scomparire. E soprattutto di non cogliere le occasioni di ripresa e sviluppo offerte dal territorio».
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