Sicurezza
Stella Maris, parlano gli indagati
Interrogati in tribunale i 9 sott’accusa per i presunti maltrattamenti sui disabili. «Non siamo stati adeguatamente formati»
FAUGLIA. Alcuni hanno ammesso di non essere stati formati per occuparsi di pazienti psichiatrici così gravi. Pur senza confermare gli abusi, alcuni dei quattro operatori che sono stati sospesi dal servizio per la durata di un anno dopo l’inchiesta sui presunti maltrattamenti ai danni dei disabili che frequentano l’istituto di riabilitazione di Montalto di Fauglia, hanno confermato di essersi trovati a lavorare in una situazione di grande disagio, così che poi hanno cominciato a servirsi di metodi piuttosto duri per controllare gli ospiti della struttura. Ieri mattina ci sono stati gli interrogatori di garanzia, davanti al Gip Elsa Iadaresta, sia per i primi quattro educatori che sono stati indagati e per i quali il pubblico ministero, dottoressa Paola Rizzo, aveva individuato profili di responsabilità penali così evidenti da chiedere anche una misura più grave di quella della sospensione dal servizio. Si tratta di Stefano Pasqualetti, di Terricciola, Ugo Caroti, di Fauglia, Giovanni Salvadori, di Pisa e Matteo Parenti, di Cascina. Uno di loro non ha risposto alle domande, gli altri hanno fornito la loro versione dei fatti dando una spiegazione ai moltissimi episodi - percosse, offese, strattonamenti e minacce sono stati documentati anche con riprese video – che vengono loro contestati e che riguardano disabili maggiorenni. I difensori dei quattro operatori hanno chiesto la revoca della sospensione dal lavoro o un’attenuazione della misura che preveda una durata ridotta. «Quello che è certo è che questi operatori non erano stati adeguatamente formati a svolgere il lavoro che era stato loro affidato», è stato il commento di uno dei difensori, avvocato Francesco Guardavaccaro, confermando che si tratta di una vicenda molto complessa proprio per le gravi patologie dei pazienti.
Sono stati sentiti anche gli altri cinque operatori indagati, tra loro anche alcune donne, e per i quali la Procura ha chiesto la sospensione dal servizio su cui il Gip si è riservato di decidere nell’arco di poco tempo, così come sulla richiesta di attenuazione della misura per i primi quattro indagati.
Le immagini in possesso della Procura mostrano spaccati di vita all’interno dell’istituto, in particolare nel refettorio, che nessuno vorrebbe avere visto, soprattutto perché le vittime sono hanno gravi disabilità. Possono avere reazioni violente anche loro, è stato detto. In più occasioni - come hanno accertato i carabinieri durante mesi di indagini - è emersa un’asprezza nelle condotte degli operatori che non avrebbe molto a che fare con alcuna finalità di carattere educativo.
Intanto non solo i genitori dei pazienti chiedono che si faccia luce su quanto è avvenuto nella struttura di Fauglia. Anche il dottor Roberto Sarlo, direttore del dipartimento Salute Mentale e Dipendenze dell’Asl Toscana Nordovest chiede una verifica immediata di tutti i pazienti, provenienti da varie realtà, che sono in carico alla Stella Maris di Fauglia. «Chiedo di fare una verifica in tempi brevissimi, dello stato di salute di eventuali pazienti inseriti nella struttura (mediante visite sul posto). Capite tutti che sarebbe opportuno mettersi in contatto anche con i familiari dei pazienti inseriti. Per vostra conoscenza vi informo che verrà istituita una commissione regionale di verifica della quale farò parte su mandato della nostra direzione», ha scritto.
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