Sicurezza
Traffico di rifiuti, indagini in provincia
Carabinieri forestali e Finanza hanno acquisito documenti in un’azienda del territorio
PISA. Ci sono sei indagati nell’ambito di un’inchiesta su un presunto traffico illecito di rifiuti smaltiti in maniera illecita che ieri mattina ha fatto scattare alcune perquisizioni anche in provincia di Pisa e nella zona tra Santa Croce sull’Arno e Castelfranco.
I carabinieri forestali di Livorno, Arezzo, Pisa, Pistoia e Brescia, insieme al G.i.c.o. della guardia di finanza di Firenze, su delega della Procura della Repubblica di Firenze - direzione distrettuale antimafia, hanno perquisito le sedi legali e le discariche di diverse società operanti nel settore dei rifiuti, e proceduto al sequestro di documenti e materiale informatico. L’indagine è iniziata circa due anni fa e riguarda, stando alle notizie che sono state diffuse dai carabinieri della forestale, un traffico illecito di rifiuti: nello specifico si tratta di scarti industriali provenienti da varie lavorazioni e che erano trasportati anche da un’azienda del comprensorio del Cuoio. Scarti che sarebbero stati trasformati, ma solo sulla carta cioè cambiandone i relativi codici, in rifiuti non pericolosi e poi conferiti in varie discariche.
Per l'esecuzione di questa attività investigativa sono stati impegnati più di cinquanta militari, tra carabinieri del comando unità Forestale, ambientale e agroalimentare e Finanzieri, dislocati su varie province della Toscana e della Lombardia. L'attività d'indagine, iniziata per conto della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, coordinata dal dottor Ettore Squillace Greco che sta seguendo l'indagine dalle fasi iniziali, e oggi Procuratore Capo di Livorno, più zone della Toscana e della provincia di Brescia. Si sta verificando se gli indagati, dipendenti di varie aziende, alcune anche a partecipazione pubblica, abbiano messo in atto un traffico illecito di rifiuti non smaltibili presso gli impianti che li hanno invece ricevuti, dopo che almeno formalmente risultavano avere ricevuto un processo di smaltimento per essere avviati in discarica. Tale meccanismo potrebbe aver così consentito alle società degli indagati di risparmiare gli ingenti costi dell'idoneo smaltimento. I sequestri che sono stati effettuati ieri di documenti e formulari dovrebbero servire a ricostruire dove sono finiti i rifiuti attraverso un’azienda di trasporti del comprensorio. Degli indagati si è appreso che tre sono legati alla discarica Csai di Terranuova Bracciolini, anche se è stato spiegato che non hanno direttamente a che fare con i vertici dell’azienda. Uno degli indagati è un imprenditore che risiede nel comprensorio del Cuoio. Secondo le accuse, i rifiuti venivano trasformati anche grazie alla compiacenza di un laboratorio di analisi della provincia di Lucca e in questo centro risiede un altro dei sei denunciati. La Toscana è, per le intense attività manifatturiere e di trasformazione di cui dispone, una delle regioni interessate da intensi traffici illeciti di rifiuti quali business illegali fra i più redditizi. A quanto è emerso, si tratta di un’indagine su fatti avvenuti più di due anni fa. I documenti sono stati acquisiti presso un’azienda che nel frattempo ha modificato il suo assetto societario.
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