Italia
sicurezza»L’INTERVISTA
di CRISTIANO MARCACCI Da poche ore ha svestito ufficialmente la divisa, avendo raggiunto il traguardo della meritata pensione, ma dentro rimarrà sempre un poliziotto. E anche fuori, dal momento che...
di CRISTIANO MARCACCI
Da poche ore ha svestito ufficialmente la divisa, avendo raggiunto il traguardo della meritata pensione, ma dentro rimarrà sempre un poliziotto. E anche fuori, dal momento che Claudio Meoli proseguirà a mettere a disposizione di cittadini e colleghi le sue preziose doti di esperienza e professionalità nell’ambito della sicurezza urbana.
Continuerà a farlo come segretario generale del Silp-Cgil (il Sindacato Italiano Lavoratori Polizia), carica che manterrà fino alla scadenza del 2018, anno in cui a Pisa si voterà per le elezioni amministrative. E a qualcuno, tra i dirigenti delle forze politiche cittadine, potrebbe presto venir voglia di contattarlo per chiedergli la disponibilità rispetto ad un’eventuale candidatura e ad un impegno diretto in politica.
Allora Meoli, si vocifera da più parti che sia pronto a buttarsi. È vero?
«Che stanno pensando anche al sottoscritto lo apprendo ora. Non lo sapevo. Se arrivasse una proposta ci dovrei riflettere, per me sarebbe una cosa totalmente nuova. Arriviamo intanto alla fine del mandato di segretario generale del Silp-Cgil, poi vedremo. Tutto è possibile. Una cosa è certa: sulla sicurezza, coi tempi che corrono, gli schieramenti politici vincono o perdono le elezioni».
Lei abita a Pisa da 45 anni. Com’è cambiata e come ha visto cambiare la città?
«La città ha iniziato a cambiare in peggio una decina d’anni fa. L’aggravamento significativo si è poi manifestato negli ultimi 4-5 anni. Non esito a dire che l’attuale stato di degrado è devastante. Inoltre, è possibile registrare un diffuso senso d’insicurezza. E non si tratta di insicurezza percepita, bensì basata su dati e fatti oggettivi, come purtroppo gli ultimi fatti di cronaca riferiti a rapine ai danni di negozi o a furti in appartamento. Quasi sempre le statistiche fornite dalle autorità sono distanti da tutto questo, perché generalmente si riferiscono all’anno precedente. Non ho mai capito perché accade ciò, quando invece disponiamo di sistemi tecnologici che ci consentirebbero di avere una mappa in tempo reale dei reati e delle relative località in cui vengono compiuti e di studiare, di conseguenza, l’organizzazione di eventuali servizi mirati e più specifici nelle zone in quel momento prese maggiormente di mira dalla criminalità. Faccio un esempio: negli ultimi mesi è particolarmente sotto pressione il quartiere de La Cella, dove si sono verificati alcuni episodi anche abbastanza cruenti. Ebbene, è proprio in questi casi che occorrerebbe predisporre servizi potenziati e più circoscritti».
Lei è sempre stato un sostenitore del fatto che il personale a disposizione della questura può essere utilizzato meglio, prevedendo più personale da impiegare sul territorio. È ancora di questo avviso?
«Certo che sì. Occorre rispondere alla gente che ci chiede più sicurezza. È oggettivo che la stragrande maggioranza dei poliziotti siano tenuti impegnati oggi tra compiti amministrativi e di ufficio. È inconcepibile che ricadano sulle questure le pratiche per i permessi di soggiorno o per i passaporti. Queste sono cose che dovrebbero fare i Comuni. Dal momento che il turnover è praticamente bloccato e che bisogna scordarsi nuove assunzioni, l’unica strada percorribile è quella dell’ottimizzazione delle risorse. Non sopporto più che ci si metta a piangere davanti al frigo mezzo vuoto. In questura ci sono 250 poliziotti e non sono pochi, anche se la loro . età media è abbastanza alta, siamo intorno ai 47 anni. Non dico che in certi uffici c’è del grasso che cola e che c’è qualcuno che si gira i pollici, ma esistono indubbiamente dei settori che possono essere alleggeriti».
Quale sarebbe la sua ricetta?
«Con poco sforzo si potrebbe arrivare a limare un 5% di organici dagli uffici e destinarlo ai servizi sul territorio. In questo modo avremmo a disposizione 15 persone in più per le volanti, cioè una volante in più al giorno. Che ci farebbe particolarmente comodo durante l’estate per il litorale, dove da tempo esiste una specifica richiesta di maggiore vigilanza. Tra Tirrenia e Marina di Pisa i carabinieri sono pochi e ci sarebbe bisogno di avere una volante “dedicata” esclusivamente a quest’area».
La sua proposta di spostare la questura dall’attuale collocazione al centro è ancora valida?
«Sì. Come ho già avuto modo di sottolineare in passato, vedrei bene la questura nel palazzo della Provincia, in piazza Vittorio Emanuele II. Non cambierebbe nemmeno la proprietà, sarebbe sempre sotto il controllo della Regione. Sull’ipotesi c’erano già stati gli ok del prefetto e del questore. Manca solo l’avallo della Regione Toscana. Sarebbe un bel segnale verso la cittadinanza, alla quale potremmo garantire un servizio e una presenza migliori».
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