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Pentiti di mafia e rapinatori, prime condanne

Pentiti di mafia e rapinatori, prime condanne

Svaligiarono il Tuodì e una tabaccheria a pistole spianate. Ma per gli ex camorristi la protezione per ora non salta

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PISA. La loro storia aveva fatto scalpore per questo: nessuno avrebbe immaginato che due pentiti di mafia, collaboratori di giustizia sotto protezione, e i loro parenti avrebbero rischiato di far saltare la tutela dello Stato mettendo a segno rapine in negozi, tabaccherie, centri commerciali.

Ora sappiamo che i falsi pentiti potrebbero aver avuto ragione, quelle rapine potrebbero risultare un lusso che potevano concedersi. Perché sono arrivate le prime condanne, certo, ma lo Stato ancora non può dire di essersi riscattato, di aver punito con severità chi aveva abusato dello scudo offerto dalla legge ai pentiti perché quello scudo per legge per ora resta in piedi.

Due rapine messe a segno a Pisa, una al Tuodì e una alla tabaccheria Ferrari di Sant’Ermete fra aprile e maggio 2015 con tanto di pistola e minacce - oltre ad altri esercizi ripuliti in provincia e in Italia e un passato da commando dei Casalesi - non basteranno ad esempio a far uscire dal programma Luigi Cotogno, ex affiliato a un clan pontino un tempo vicino ai capi camorristi del casertano. Per lui ieri mattina il gip Giulio Cesare Cipolletta ha emesso una sentenza di condanna a 3 anni e mezzo di reclusione. Adesso, affinché lo Stato possa accertare il tradimento, si dovrà attendere il terzo grado di giudizio. Un cortocircuito della legge, insomma.

Ma «chiederemo l’attenuazione della pena, anche una eventuale scarcerazione e dunque i domiciliari in località protetta, dice il legale Katia Dottore Giachino. Ai colpi, secondo l’accusa, avevano partecipato un altro pentito (Francesco De Leo, considerato il palo della banda e per cui si terrà il rito ordinario) e due donne, Emma Di Lorenzo e Carmela De Leo, le compagne degli esecutori materiali delle rapine, e cioè Cotogno e Massimiliano Maggi, romano, legato ai pentiti per essere il compagno della De Leo. Per lui la pena più dura: dovrà scontare 6 anni.

Pene prevedibili, comunque, visto che entrambi hanno potuto godere dello sconto previsto dal rito abbreviato, sebbene il pm Giovanni Porpora avesse chiesto per i due artefici principali degli assalti 8 anni di reclusione, mentre 2 anni e 4 mesi per le “specchiettiste”.

Dalle immagini delle telecamere acquisite durante le indagini della squadra mobile guidata da Rita Sverdigliozzi, una delle donne faceva da "specchiettista", visitava i negozi da derubare accompagnata dai bambini. Emma Di Lorenzo è stata condannata a 3 anni e 4 mesi, mentre Carmela De Leo è stata assolta. Per la donna, difesa dall'avvocato Francesco Anelli, non c’era la prova che ci fosse lei alla guida dell’auto con cui i rapinatori riuscirono a fuggire dopo uno dei raid.

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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