Italia
L’sos di Italia Nostra «Ora c’è un progetto, salvare Nicosia si può»
L’appello dell’associazione alla presentazione del piano Il restauro prevede un hotel, un ristorante e sale congressi
CALCI. Italia Nostra, associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale, lancia un appello a favore del convento di Nicosia: «Troviamo il modo per farlo rivivere». Il messaggio è stato lanciato da Ewa Karwacka Codini, rappresentante della sezione Pisa, al termine della presentazione di un progetto di recupero del convento, oggetto della tesi di laurea di Matteo Macchiavelli, ingegnere e libero professionista.
L'iniziativa si è tenuta martedì sera nella sala consiliare del Comune, gremita per l'evento organizzato dalla sezione cascinese dell'associazione. Macchiavelli ha illustrato la storia e lo sviluppo architettonico del complesso monumentale dalla sua fondazione (nel XIII secolo), per opera del vescovo Ugo da Fagiano, fino al Settecento e ai giorni nostri. La struttura è in stato di abbandono da oltre trent'anni, quando gli ultimi monaci francescani si trasferirono altrove. Diversi i crolli e i numerosi atti vandalici che nel tempo ne hanno minato la stabilità: oggi il complesso alle pendici del monte Verruca è accessibile solo in parte. Secondo Macchiavelli la riqualificazione è possibile trasformando l’ex convento in un centro ricettivo con al piano seminterrato una sala ristorante con cucina e servizi; al piano terra un bar, uno spazio congressuale, un'area buffet, uffici amministrativi, spazio relax e locali di servizio e uno spazio espositivo; al primo piano, invece, camere d'albergo, raggiungibili anche attraverso un ascensore per le persone diversamente abili.
«In questa tesi ho approfondito le fasi storiche del complesso, composto dalla chiesa di Sant'Agostino, la canonica e il lazzeretto; ho analizzato gli episodi di degrado e previsto veri e propri interventi di restauro volti a risolvere le varie problematiche e i dissesti», spiega Macchiavelli. I lavori includono la demolizione delle parti aggiunte in epoche più recenti, il recupero delle murature danneggiate, di affreschi, volte, solai e il consolidamento strutturale. «Questa proposta progettuale si basa sull'analisi storico-critica e prende atto della vicinanza di Nicosia al museo di Storia Naturale dell'Università di Pisa e del museo della Certosa monumentale, oltre che alle città di Pisa e Lucca - dice Macchiavelli -. È difficile pensare che tutto l'intervento sia sostenibile da un ente pubblico. È importante l'edificio rimanga visitabile e aperto al pubblico».
Relatore della tesi di Macchiavelli, Pietro Ruschi, calcesano e docente di Restauro e Consolidamento nel corso di Ingegneria Edile-Architettura dell'Università di Pisa. «Le indicazioni progettuali devono partire dallo studio del monumento. E non potrebbe essere altrimenti - afferma Ruschi - La ricerca storica è un elemento intrinseco al progetto. La destinazione d'uso nasce dopo il progetto di restauro, non può essere imposta al monumento. Il progetto è un contributo importante e andrebbe recepito». Karwacka ha ricordato il progetto di restauro fallito negli anni Ottanta, quando il convento era di proprietà della Regione. Poi il complesso fu ceduto al demanio, senza interrompere la spirale di degrado. «Vedere un grande patrimonio storico, artistico e paesaggistico in stato di abbandono è un vero peccato - dice Karwacka - Anche nella città della Torre sono tantissimi gli edifici religiosi in disuso e dunque invisibili».
È grazie al costante impegno dell'associazione "Nicosia Nostra" se il convento torna a rivivere due volte l'anno, grazie al "presepio che cresce" e alla festa delle camelie, che quest'anno si terrà l'1 e il 2 aprile. L'anno scorso oltre 1200 persone parteciparono all'abbraccio lungo il perimetro del convento. Segno dell'apprezzamento del monumento e del legame di esso con la popolazione. Secondo le ultime stime, occorrerebbero 20 milioni per recuperare il convento. Una cifra certamente non nelle disponibilità dell'amministrazione calcesana, che però ha più volte sollecitato il governo sull'urgenza di interventi. Il Mibact, in seguito alla visita del ministro Dario Franceschini nel 2015, ha inviato oltre 3 milioni alla Certosa monumentale: una cifra che coprirà gli interventi di recupero delle coperture. Chissà se un simile miracolo potrà verificarsi anche per il convento di Sant'Agostino.
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