Sicurezza
C’è il candidato unitario, anzi no caos nel Pd per la nuova segreteria
Giornata di trattative fra renziani e “ribelli”: la sinistra del partito propone il lettiano Gabriele Toti L’accordo sembra vicino, ma alla fine i Mazzeo & co si oppongono. Rinviata l’assemblea di sabato
PISA. «Giancarlo Lunardi come traghettatore? Sarebbe perfetto se fosse un nome davvero condiviso, ma è stato Mazzeo a deciderlo, quindi no», dice uno dei ribelli. «La sinistra del partito vuole proporci Gabriele Toti. Ma stiamo scherzando, un altro sindaco a capo del partito. Abbiamo già visto che non funziona. Bluffano», ribattono le truppe turborenziane, che un po’ sentono pure odore di vendetta e di fronte al nome del lettiano sindaco di Castefranco non stanno per niente sereni.
San Frediano a Settimo, la direzione provinciale del Pd è semi deserta, in compenso per tutta la giornata sono andati avanti capannelli di negoziati. Per ore i Dem si annusano ma non si prendono. Così alle 22 regna ancora la palude. Si tratta, ma anche no. I renziani sono decisi, puntano sull’ex vicesindaco di Pontedera e gelliano di ferro Massimiliano Sonetti, ma anche no. Gli anti renziani vorrebbero riprendersi la guida del partito con una resa dei conti, magari candidando il fontanelliano Andrea Marchetti, oppure la ex civatiana Barbara Guerrazzi, ma anche no. Tutti invocano una candidatura unitaria, ma anche no. Così c’è chi sussurra una cosa e spera che dal battito d’ali alla fine sgorghi uno tsunami, chi propone un nome per bruciarlo, chi un altro per mettere con le spalle al muro l’avversario, chi si dice «perfino» aperto a un segretario con una storia politica opposta alla sua per poi poter attribuire al nemico la responsabilità di aver alzato un muro. «Un disastro. Tafazziani. Così regaliamo voti al M5S», esce stremato uno dei Dem dopo una delle riunioni fra capicorrente, prime o seconde file di fronda e cespuglio. Benvenuti nel Pd pisano, quello a più alto tasso di delemismo d’Italia, in cui la scuola dell’intelligenza labirintica, dei tatticismi e delle strategie sotterranee ha fatto più proseliti. Perché altrimenti non si spiega il caos calmo che da giorni impantana ogni tentativo per ridare una guida ai Dem dopo le dimissioni dell’ormai ex segretario provinciale Alessio Lari, giunte dopo il terremoto del 4 dicembre. Dopo un batti e ribatti durato tutta la giornata, nessun accordo su un nome da eleggere sabato nell’assemblea provinciale, anche se a un certo punto sembra fatta. Ranieri Bizzarri, renziano, in uno slancio di ottimismo, sembra dare il placet a Toti, ma poi viene subito stoppato.
Ieri erano stati i TtR (i Tutti tranne Renzi) a chiedere e ottenere dalla presidente dell’assemblea Linda Vanni una proroga per la presentazione delle candidature (termini slittati a domani alle 13). Ma alla fine bersaniani, lettiani, fontanellieni, insomma giaguari e diversamente giaguari accettano di rinviare l’assemblea. Quando? Lunedì 13, dopo il Lingotto, come chiede il vicesegretario regionale Antonio Mazzeo, che prima della direzione si gode una sala piena nel circolo cascinese per la presentazione del comitato di sostegno a Matteo Renzi e i numeri (ancori provvisori) del tesseramento. Certificherebbero già una piccola rivincita: 4500 iscritti, 250 le tessere non rinnovate causa scissione, 400 le new entry, tutte di Rignano boys. «Troviamo un punto di incontro prima delle primarie: abbiamo circoli che non si riuniscono, segretari delle unioni comunali dimissionari, rispettiamo i nostri iscritti ed elettori», lancia un appello la Vanni, sfiancata pure lei dall’impasse. «Noi ci sediamo al tavolo ma ragioniamo di un profilo non di nomi - dice Gurrazzi a nome dei TtR - L’ultima volta fummo noi a convergere su Lari. Questa volta tocca ai renziani dare disponibilità a noi». «Il profilo non può essere di un sindaco», dicono i renziani. Quindi, addio Toti e pure Corrado Guidi, rossiano di Bientina. Allora Lunardi? «No, farà parte della commissione per il congresso», spiega Guerrazzi, anche se da Vecchianograd l’ex sindaco si dice pronto a un sacrificio ma «a patto ci sia una vera convergenza». Intanto oggi, Salvatore Sanzo e Sandra Capuzzi, diversamente renziani, comunicheranno la loro scelta. Insomma, caos. E neanche troppo calmo.
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