La manifestazione
Assoluzione per ex borsista della Normale
Cancellati in appello i 5 mesi inflitti a Pisa a carico di Buttazzo per i disordini durante una festa
PISA. Una sentenza che conclude con un lieto fine una storia iniziata quasi sei anni fa con un arresto e conclusa con un’assoluzione.
In mezzo una condanna a 5 mesi: il verdetto emesso a Pisa che ieri la Corte d’Appello di Firenze ha cancellato con la formula «assolto perché il fatto non sussiste».
I giudici di secondo grado hanno creduto alle ragioni di Dario Buttazzo, 31 anni, all’epoca dei fatti borsista di Fisica alla Normale e ora in organico all’Università di Zurigo.
«Siamo soddisfattissimi, giustizia è stata fatta» scandisce dopo la lettura della sentenza l’avvocato Giulia Padovani, legale dell’ex normalista che si ritrovò al centro di un parapiglia la sera del 10 luglio 2011 in via Consoli del Mare.
L’allora borsista venne arrestato e a sua difesa si schierarono decine di studenti pronti a manifestare pubblicamente contro la sproporzione di una misura cautelare così estrema come la detenzione in cella.
Nel febbraio 2013 Buttazzo venne condannato a 5 mesi con la condizionale per istigazione a commettere reato, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale dal secondo collegio del Tribunale (presidente Salutini, a latere Degl'Innocenti e Fabbricatore) con il pm Antonio Giaconi che aveva chiesto un anno.
La conferma dei 5 mesi è stata avanzata anche dal sostituto procuratore generale nell’udienza di ieri a Firenze.
Richiesta respinta dalla corte che ha assolto con la più ampia delle formule il fisico. per istigazione a commettere reato, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.
Quella sera di luglio polizia e carabinieri erano stati chiamati a stemperare le pressioni di un gruppo di studenti che voleva imbucarsi a una festa in corso alla Normale.
Buttazzo aveva sempre respinto le contestazioni mosse dall'accusa. Anzi, aveva più volte sottolineato che il suo ruolo iniziale la sera della festa conclusa in cella era stato quello di mediatore tra chi voleva entrare senza avere il biglietto e le forze dell'ordine intervenute per placare gli animi.
Chiamate dalla sorveglianza per un gruppetto che pressava alla porta dello stabile in cui c'erano musica e balli, tre pattuglie (una dei carabinieri e due della polizia, 6 uomini in tutto) si sarebbero trovate di fronte una quarantina di persone che dicevano di avere i pass per entrare, ma i cui nomi non sarebbero stati in lista.
Le forze dell'ordine raccontarono in aula di essere state accerchiate e ostacolate nella loro opera, in via Consoli del Mare, a spintoni, rifiuti di identificazione, gente che saliva in auto o metteva cassonetti davanti alle macchine, con danneggiamenti nel sit-in successivo sotto la caserma.
La Corte d’Appello ha stabilito che Buttazzo con quella storia non c’entra niente.(p.b.)
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