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Ultimatum a Filippeschi «Correggi la rotta o è crisi»

Ultimatum a Filippeschi «Correggi la rotta o è crisi»

PISA. La scissione, ma a rate. Passo dopo passo, il Pd pisano perde nuovi pezzi. Gli ultimi addii sono arrivati lunedì sera nell’assemblea cittadina all’Alberone. Dopo Paolo Fontanelli, Rosa Dello...

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PISA. La scissione, ma a rate. Passo dopo passo, il Pd pisano perde nuovi pezzi. Gli ultimi addii sono arrivati lunedì sera nell’assemblea cittadina all’Alberone. Dopo Paolo Fontanelli, Rosa Dello Sbarba, Ilario Luperini, Massimo Baldacci e Francesco Lupi, se ne vanno anche Antonio Dell’Omodarme, Titina Maccioni e Cristiana Torti. Ma questa volta è soprattutto chi resta ad assestare una scossa. «Dobbiamo tornare ad occuparci dei territori», scandisce Juri Dell’Omodarme leggendo un documento firmato anche da Antonietta Scognamiglio e Veronica Fichi. Il messaggio dei tre consiglieri comunali è chiaro e suona come un ultimatum a Marco Filippeschi per la tenuta del governo cittadino. O il sindaco cambia rotta o i tre sono pronti a fargli mancare la fiducia in consiglio. Sì, perché seppure i tre Dem vantino tre storie politiche diverse, oggi sono tutti riuniti fra i TtR (Tutti tranne Renzi), la nuova formazione “ribelle” nata con la contro-Leopolda convocata da Fontanelli una settimana fa nella vecchia stazione e subito scomunicata dai renziani. I tre, insieme all’assessore Andrea Ferrante, sono in qualche modo “sentinelle” di collegamento per scissionisti o scissionisti ancora in potenza vicini a Fontanelli e tutti coloro che vorrebbero spostare a sinistra l’asse del partito. «Quelle energie, quelle istanze non vanno disperse - ammette Scognamiglio - e noi ce ne facciamo portatori». Di certo, da soli potrebbero bastare ad aprire una crisi nella maggioranza. E che in qualche modo gli scissionisti riescano ancora ad esercitare un’influenza lo si capisce dallo sfogo di Dell’Omodarme padre: «Io lascio un partito dove non era più possibile discutere - scrive Antonio - ormai diventato un club privato. Mi auguro che chi rimane sappia riformare il Pd». E anche lui lancia un messaggio neanche troppo cifrato al sindaco: «Mi auguro che Filippeschi non pensi già ad essere eletto deputato o senatore, ma sappia portare a fine consiliatura il Comune di Pisa, attenendosi al programma». Poi una stoccata sull’ipotesi di un impianto a biomasse che per mesi ha infiammato di polemiche Coltano. «Stia molto attento in futuro a non ripetere le figuracce fatte "perché non sapeva cosa facevano i suoi uffici" e fare cose contro i cittadini - scrive l’ex consigliere -. Governare vuol dire anche sapere cosa succede in Comune». Come Torti e Maccioni aderirà ai Democratici progressisti ma anche a ConSenso di D’Alema. «Non ne faccio un dramma - dice Torti - ma credo che negli ultimi anni il Pd si sia "scisso" dalla sua stessa carta dei valori. Troppe scelte contrarie all’equità sociale, nessun provvedimento per la progressività fiscale e infine il referendum e l’arroganza di Renzi. Davvero troppo per restare».

(m.n.)

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