Il dolore
Il delfino risale è vicino al ponte dell’Aurelia
Prescrizioni del Comune per tutelare il tursiope: chi naviga non deve avvicinarsi, vietato dargli cibo
PISA. Dopo la piena della scorsa settimana, che lo ha costretto ad abbandonare quel tratto di fiume che popolava da settimane, spingendosi fino al ponte dell’autostrada, il delfino dell’Arno sta pian piano risalendo il corso d’acqua. Ieri mattina è stato avvistato ad un centinaio di metri di distanza dal ponte dell’Aurelia. Segno che l’esemplare maschio di tursiope di circa vent’anni è intenzionato a ristabilirsi nel tratto di acque tra il ponte dell’Aurelia e quello della Ferrovia che popolava dalle prime settimane di gennaio. “Postazione” che sabato scorso ha abbandonato a causa della forte corrente, ma evidentemente solo temporaneamente.
La difesa del delfino. A difesa del delfino del fiume, il Comune detta le regole per non danneggiarlo rivolte a che naviga nell’Arno con ogni tipo di imbarcazione. Importante soprattutto mantenere le distanze e non fornirgli cibo. Questi i comportamenti da tenere decisi dall’ufficio ambiente del Comune: non avvicinarsi oltre i 100 metri; non portare l’imbarcazione davanti al delfino; procedere ad una velocità inferiore a 5 nodi; se proprio ci si avvicina a meno di 100 metri, spegnere i motori; nel caso sia il delfino ad avvicinarsi non tentare di toccarlo e non somministragli del cibo.
Avvistamenti al largo. Intanto il Cetus, centro di ricerca viareggino che monitora il branco di circa 250 delfini che staziona nel tratto di mare tra l’Arno e la Versilia, ha avvistato un piccolo branco di stenelle (un mammifero della famiglia dei delfini) davanti a Marina di Pisa, a circa 29 km dalla costa.
Concorso “Racconta il delfino”. Ricordiamo il concorso del Tirreno “Racconta il delfino”, che mette in palio anche due biglietti d’ingresso al museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa, ospitato nella Certosa monumentale. Entro il 25 marzo è possibile inviare racconti, poesie, pensieri ispirati dal tursiope. Come ha fatto la nostra lettrice Maria Tropea con la sua “Ode a Delfino” che pubblichiamo nella grafica di questa pagina. La lunghezza massima degli elaborati non dovrà superare le 2.400 battute (gli spazi inclusi). I testi dovranno essere inviati, corredati dal nome e cognome dell’autore e da un recapito telefonico, all’indirizzo email pisa@iltirreno.it. Uno dei premi destinati ai vincitori riguarda l’istituto museale dell’Ateneo pisano, uno dei più antichi al mondo. Fondato nel 1591, vanta un’importante collezione di scheletri di cetacei (l’ordine a cui appartengono i delfini), custodisce il più importante acquario di acqua dolce d’Italia, ospita collezioni mineralogiche, paleontologiche e zoologiche, di anfibi e dei rettili, dei mammiferi oltre ad esposizioni temporanee come quella dei felini. La suggestiva galleria dei cetacei è lunga oltre cento metri ed è stata ricavata dal fienile della Certosa: al suo interno si possono ammirare scheletri di cetacei attuali, oltre a calchi di specie estinte e modelli a grandezza naturale. Si tratta di una delle collezioni più importanti d’Europa. Il museo possiede 53 scheletri, di cui 19 esposti. I cetacei sono divisi in due gruppi: odontoceti (cetacei con i denti) e misticeti (cetacei senza denti). La seconda parte dell’esposizione è dedicata ai misticeti caratterizzati dall’assenza di denti, sostituiti dai fanoni (spazzole di cheratina che consentono un’alimentazione per filtrazione). La balenottera azzurra, con i suoi 30 metri di lunghezza, è il più grande animale oggi esistente, l’esemplare qui esposto è lungo circa 24 metri.
Sharon Braithwaite
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
