Attenzione
Esplosione dei voucher, più 29% rispetto al 2015
I buoni da dieci euro monopolizzano sempre di più il mercato del lavoro Nel 2016, in provincia di Pisa, ne sono stati staccati oltre novecentomila
PISA. Le nuove norme hanno frenato l'uso incontrollato dei voucher, ma i buoni lavoro da 10 euro continuano ad occupare una grande fetta del mondo del lavoro, che da precario si è trasformato in voucherizzato. E la provincia di Pisa, seppur non inclusa in quelle dove l'uso si è trasformato in un abuso, a livello regionale, non può certo considerarsi un'isola felice. Con un utilizzo dei buoni usati per retribuire le prestazioni di lavoro accessorie ancora in crescita. Un'esplosione che, unita a quello che Fabio Giovagnoli, presidente dell'istituto di ricerca della Cgil regionale Ires Toscana, definisce «un flop, ormai accertato, degli incentivi previsti dal Jobs Act», rende «evidenti i limiti e le contraddizioni di un'occupazione sempre più incerta e continuamente soggetta all'impoverimento della qualità». Con il lavoro stabile - quello dignitosamente retribuito e tutelato -, lentamente sostituito dall'occupazione precaria, diventata effimera con il boom dei voucher. Il cui uso è stato frenato dalla stretta delle nuove norme, ma non fermato. Nel periodo gennaio-dicembre 2016, la provincia di Pisa ha registrato un incremento di circa 29 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2015, quando l'uso dei voucher è più che triplicato rispetto ai due anni precedenti. Tradotto in numeri, secondo i dati dell'Inps, lo scorso anno a Pisa e provincia tabaccherie, sportelli bancari, uffici postali e quelli dell'Inps (dove sono acquistabili i buoni lavoro) hanno staccato 911.411 voucher, comprati da aziende, imprenditori e datori di lavoro per pagare oltre 9,1 milioni di prestazioni lavorative. Un dato simile alla media regionale, che nel 2016 ha registrato un incremento del 29,4% (a novembre 2016 risultano venduti in Toscana circa 9,6 milioni di voucher rispetto ai 7,4 venduti nel 2015: dato destinato a crescere nel 2017 visto che a gennaio ne sono stati venduti già 628.489, 62.520 in più rispetto a quelli di gennaio 2016), che piazza Pisa al quinto posto nella graduatoria delle province toscane che fanno maggiormente ricorso al buono da 10 euro (dopo Firenze, Lucca, Livorno e Siena).
Un dato che mostra inequivocabilmente come questo strumento nato per combattere il lavoro nero nelle prestazioni occasionali (soprattutto domestiche e nel settore agricolo) sia utilizzato ben oltre quella che era la sua ragione originaria. «Probabilmente - continua nell'analisi Giovagnoli - i voucher vanno a compensare il vuoto lasciato dal lavoro a progetto, abrogato con il decreto attuativo del Jobs Act, con un effetto sostituzione sulla domanda di lavoro».
Lavoro a progetto, ma non solo. I buoni lavoro hanno “colonizzato” ogni settore produttivo ed in particolare quelli da sempre ritenuti più precari e che fanno ricorso al lavoro stagionale. Non è un caso, infatti, che a Pisa e provincia il settore trainante nella vendita dei buoni lavoro sia il commercio, che ha registrato 124.033 voucher acquistati nel periodo gennaio-dicembre 2016. A seguire il turismo con 108.303 e il settore dei servizi con 71.108 buoni. Un boom favorito anche da un meccanismo di utilizzo estremamente semplice (il datore di lavoro acquista i voucher, che hanno un valore nominale di 10 euro per ogni ora di lavoro di cui 7,5 vanno al lavoratore mentre i restanti 2,5 finiscono in contributi, spese di gestione Inps e copertura Inail, e li consegna al collaboratore) e da poche norme che ne regolano l'uso, nonostante la “tracciabilità” introdotta ad ottobre dal governo che impone l'obbligo di invio di sms o mail all'Ispettorato almeno 60 minuti prima dell'inizio del lavoro. Una norma che evidentemente ha frenato, ma non impedito l'ulteriore crescita del lavoro voucherizzato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
