Il Tirreno

Pisa

«Troppo Facebook e poco tifo in piazza»

di Mario Neri
«Troppo Facebook e poco tifo in piazza»

La strigliata del capo ultrà ai giovani assenti al corteo anti-Daspo

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PISA. Alla fine tocca a lui, al capo ultrà, nocchiere di tante stagioni della Nord, il peso di un rimbrotto, una strigliata, un quasi-cazziatone. «Non molleremo, questa è la prima di altre iniziative contro quest’ingiustizia, ma oggi sono mancati i giovani, quelli sotto i trent’anni. Oh ragazzi, bisognerebbe sta’ un poino meno attaccati alla tastiera e un po’ di più in piazza». Barba folta, giaccone verde, un nome da eroe dell’antichità, la voce arrochita ma pacata, non ci ha girato molto intorno. Il tifo 2.0 non è tifo.

Il corteo anti-Daspo s’è appena concluso. Piazza Garibaldi e ritorno passando dai lungarni, tappa imprescindibile sotto la prefettura, sineddoche del "nemico", parte per il tutto, e poi un rispettoso transito sotto il Comune, ché «il sindaco ha fatto quel che ha potuto e du' cose le ha dette anche lui». Sono le 14.50, ma questo che doveva essere una sorta di tifo-pride sembra anche una seduta di autoanalisi. Sì, perché rimarranno nella storia la scritta “Pisa non si piega” appesa al Ponte di Mezzo, i 500 sfilati sui lungarni con le bandiere e i fumogeni per stringersi al fianco degli "87 di Empoli", quel bimbo con la giacca a vento verde rimasto per tutto il tempo a saltare, cantare e sbandierare in testa alla sfilata davanti allo striscione simbolo che quasi riecheggia Fabrizio De André («Diffidate la nostra passione per giustificare il vostro errore»), ma forse ci resteranno anche le frasi di questo veterano della tifoseria, il cui monito è semplice quanto illuminante: «Ragazzi, meno Facebook e più piazza, il tifo non si fa con i "mi piace"».

Perché va bene, il settore ospiti del Piola non era vuoto, un cinquantina di tifosi non ha resistito, del resto se finora è stata una Pis-agonia, adesso è sbocciato il Pis-amore e non tutti hanno saputo resistere. Ma chi a Novara non c’è andato, ci si aspettava di vederlo qui, a stropicciarsi dal freddo nelle sciarpe e nei giacconi, ad arrangiarsi con i cellulari o ad accontentarsi della telecronaca dell’Orsini che rimbomba dalle casse del bar Centro installate all’ultimo momento sulle colonne dei loggiati, non comodo comodo sul divano incollato a Sky e pronto a digitare la sua rabbia. Sia chiaro, i club in piazza c’erano tutti, la solidarietà alla curva che aveva chiesto di rinunciare alla trasferta è stata trasversale: oltre ai ragazzi della Nord, ci sono anziani, habitué della gradinata, le famiglie con i passeggini nerazzurri ma, insomma, ci si aspettava di più. Più gente a gridare il grande "No" alla polizia, alla Digos e alla questura (soprattutto fiorentina) che «s'è inventata i cespugli, l'agguato organizzato e ora punisce il tifo con una ritorsione, anzi una punizione esemplare, mirata a decimare la curva», dice un avvocato pisano poco prima dell'inizio della manifestazione. Anche fra i poliziotti qualcuno lo ammette: «La violenza non è mai giustificata, sciupa tutto, ma un po' di ragione ne hanno», dice un agente durante il corteo. E sennò perché il sindaco Marco Filippeschi avrebbe parlato di gestione «poco accorta» del servizio di ordine pubblico? «Mica era un mistero che i bresciani fossero nostri rivali - dice una tifosa - eppure li hanno fatti passare dalla stessa strada». Solo che intorno agli 87 di Empoli non c'è la folla attesa alla vigilia. Cinquecento non mille, duemila o tremila. E allora il vecchio nocchiere della curva lo dice chiaro e tondo, soprattutto ai ragazzi, ma fiducioso: «La prossima volta se ne raccatterà qualcuno di più, vedrete, e noi non ci fermeremo, ma è bene che capiscano che le iniziative si fanno in piazza».

Il senso è chiaro: solo la realtà fa la forza, perché l’unione non manca ma le tastiere stanno scollegando la comunità nerazzurra, i social la rendono fluida, liquida, sempre un insieme ma di solitudini digitali. È un richiamo alle radici, alla memoria, all’etica fondativa: e forse non è un caso che oggi sia il 28 gennaio, 105 anni fa il Pisa sporting club vinse con l'Alfea e divenne la squadra ufficiale della città. «Ora che eravamo riusciti a liberarci dei romani e sembra essere arrivata una persona seria per farci sperare, ci hanno ridato questa mazzata, ma vedrete la gioia arriverà. Sia chiaro: 87 Daspo non sono semplicemente 87 posti vuoti all’Arena, ma tremila», dice il capo ultras. Del resto, c'è scritto sullo striscione, «diffidati sempre presenti». Loro ci saranno. E voi?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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