Il Tirreno

Pisa

Bulgarella, confermato sequestro degli atti

Bulgarella, confermato sequestro degli atti

La Cassazione respinge il ricorso dell’imprenditore contro il provvedimento della direzione antimafia

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. La Cassazione ha detto no. Non è stata annullata l’ordinanza del Tribunale del riesame di Firenze con la quale - su indicazione della Suprema Corte - era stato confermato il sequestro di documenti e supporti informatici nei confronti dell’imprenditore Andrea Bulgarella.

Tradotto: resta valido il provvedimento disposto il 30 settembre 2015 dal gip di Firenze su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Firenze per associazione a delinquere, truffa, appropriazione indebita, riciclaggio con l'aggravante di aver favorito la mafia. Un’inchiesta ad ampio raggio nella quale sono coinvolti professionisti e manager locali e nazionali oltre al vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona.

La Suprema Corte ha respinto il ricorso del costruttore siciliano che in occasione di una prima istanza contro il sequestro aveva ottenuto ragione il 28 ottobre 2015, salvo poi vedersi annullare la “vittoria” dalla Cassazione che aveva quasi imposto al Riesame di Firenze ad agosto 2016 la conferma del decreto di perquisizione e sequestro.

Nell’inchiesta della Dda su Bulgarella siamo ancora alla discussione sulla legittimità del sequestro di atti ritenuti utili dagli inquirenti per approfondire le ipotesi investigative sul conto dell’imprenditore. L’inchiesta è aperta e, al di là dei documenti acquisiti nel settembre 2015 non ci sono ulteriori passaggi di polizia giudiziaria notificati agli indagati. Pur confermando il sequestro il Tribunale del Riesame nell’agosto scorso, nel definirsi perplesso sul reato associativo, sottolineò «l'apparente contraddittorietà di un'ipotesi di accusa che prospetta contemporaneamente l'impiego in attività economiche di capitali provenienti da attività illecite e un crescente rilevante indebitamento bancario fino a pervenire quasi a una situazione di dissesto di chi di tali ingenti capitali avrebbe fruito».

Secondo le indagini della Dda fiorentina e dei carabinieri del Ros, invece, il costruttore sarebbe legato alla criminalità organizzata e avrebbe, con le sue iniziative economiche e imprenditoriali, riciclato il denaro del boss latitante Matteo Messina Denaro. In particolare Bulgarella sarebbe stato in contatto con l'imprenditore Girolamo Bellomo, detto Luca, marito della figlia di Rosalia Messina Denaro, sorella della primula rossa di Cosa nostra. E tramite le società del suo gruppo «dagli anni '90, senza soluzione di continuità» avrebbe «investito in attività economiche, prevalentemente acquisti, ristrutturazioni e gestione di alberghi in Toscana, ingenti capitali da lui accumulati grazie ai vantaggi ottenuti da rapporti con l'associazione mafiosa trapanese facente capo al latitante Matteo Messina Denaro». Un’impostazione che il costruttore ha sempre respinto definendosi, al contrario, un imprenditore che ha sempre combattuto la mafia e anche oggetto di intimidazioni per le quali vent’anni è stato costretto a lasciare la Sicilia. (p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web