Gioco
Persecuzione gay, 3 classi danno forfait
Ma in sala c’è il pienone. Chiofalo: chi protesta ha problemi col diverso
PISA. «È uno spettacolo molto forte, perciò se uno legge la trama senza vederlo, può pensare al peggio. Ma fare questo equivale a giudicare un libro dalla sua copertina». Quella di Andrea, quarta liceo scientifico Dini, è forse la risposta migliore alle polemiche incrociate che da giorni infuocano su “Bent”, la pièce teatrale sulle persecuzione degli omosessuali nei campi di sterminio nazisti andata in scena ieri mattina al Verdi per le scuole superiori pisane. Uno dei primi (e dei tanti) appuntamenti pensati dall’amministrazione per celebrare la Giornata della Memoria, e che eppure ha innescato le proteste e una petizione lanciata dal Comitato Famiglia Scuola Educazione. L’accusa: aver preso a pretesto l’eccidio per «sponsorizzare l’ideologia gender». A ieri sera, 1.215 firme.
Una petizione che chiedeva di bloccare lo spettacolo. Eppure ieri mattina in teatro sono arrivati 270 ragazzi e delle 15 classi invitate soltanto tre dell’istituto Santa Caterina non si sono presentate. «A quanto so - dice l’assessore alla scuola Marilù Chiofalo - per motivi organizzativi, ma parlerò col preside, che stimo, per capire se ci sono state altre motivazioni». Secondo il comitato le scene della pièce erano troppo violente, di dubbio valore educativo per gli adolescenti» e l’ambientazione uno strumento utile «a favorire l’indottrinamento di una cultura del pensiero unico che schiaccia valori e sensibilità diverse» L’assessore ribadisce: «Non lo avrei mai annullato. E se c’è qualcuno che ha un problema con il diverso e gli omosessuali sono loro. Non credo che tutte le persone che hanno firmato l’appello siano in malafede, ma molti sì. Ideologia gender? Non esiste nessuna ideologia gender, nessun sociologo la riconosce. Quelli di “Bent” sono racconti crudi? Certo, lo sono, ma ci riguardano, perché la discriminazione la rivediamo nel muro che sta per alzare Trump, la tortura è quella che ha subìto Giulio Regeni. E i ragazzi l’hanno capito. Sono semplicemente storia, fatti storici. Vogliamo negare la storia? Noi non lo faremo, per questo il 6 febbraio al Palacongressi sono attesi mille ragazzi ad ascoltare le sorelle Bucci, sopravvissute ai campi di concentramento».
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