Il Tirreno

Pisa

Lavatoi, ritorna con la Regione la tassa abolita dalla Provincia

di Sharon Braithwaite

La denuncia di Cecchelli (Pd): «Inviati bollettini di pagamento senza verificare le cartografie» Il sindaco Di Maio: «Cercheremo di capire cosa succede a Firenze». Il caso dell’uso dei beni demaniali

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SAN GIULIANO TERME. Un anno dalla sua abolizione per mano della Provincia, ecco che ricompare la tassa sui lavatoi. L'annosa vicenda riguardante gli storici manufatti che si affacciano sul fosso del Mulino, era stata risolta una volta per tutte da una delibera provinciale del 2015. O almeno così sembrava. Dal primo gennaio 2016 la gestione del demanio idrico è passata alla Regione, che è tornata a battere cassa su questioni dimenticate dai più. In questi giorni diversi cittadini toscani, compresi quelli del Lungomonte, stanno ricevendo i bollettini per le concessioni demaniali: tra questi anche alcuni dei 33 proprietari dei lavatoi, a cui nel 2014 la Provincia aveva chiesto il pagamento della tassa più 10 anni di arretrati (pari a oltre mille euro), scatenando l'ira dei residenti. I lavatoi, lo ricordiamo, sono quei manufatti costruiti a fine Settecento e per decenni usati dalla popolazione per lavare i panni. L'avvento della lavatrice li ha relegati a meri beni di arredo urbano, simbolo dello storico passato del Comune termale. Insistono su un fosso di proprietà demaniale e per i proprietari rappresentano solo un costo, visto che a loro spetta la pulizia e la manutenzione. Fu solo grazie alle numerose proteste e alle pressioni politiche sull'ente provinciale che il canone fu abolito. Adesso, però, la Regione sembra aver azzerato tutto, come se niente fosse accaduto e chiede il canone per il 2016. Da Palazzo Niccolini fanno sapere di non essere a conoscenza del caso.

«La Provincia aveva chiuso la vicenda. Se davvero è tornata questa imposta, cercheremo di capire cosa sta accadendo in Regione», commenta il sindaco Sergio Di Maio, tra i primi a mobilitarsi nel 2014 per l'abolizione del canone. «Conosco molte persone che hanno ricevuto lettere di questo tipo - dice Matteo Cecchelli, segretario del Pd sangiulianese -. Dopo la riforma Delrio, la Regione è subentrata alla Provincia e si è comportata come un elefante in un negozio di cristalleria. Ha inviato bollettini di pagamento senza prima verificare che la cartografia fosse aggiornata e senza conoscere realmente la situazione locale». Con un decreto dell'agosto 2016, il presidente della Regione Enrico Rossi ha introdotto un nuovo regolamento che disciplina il rilascio delle concessioni per l'utilizzo del demanio idrico e i criteri per la determinazione dei canoni. Criteri che secondo il Pd sono lontani dalla realtà. «La Regione ha utilizzato la cartografia del Consorzio di Bonifica dove non tutti i fossi individuati non sono demaniali. E i canoni devono essere adeguati. Nel caso specifico dei lavatoi non è stata considerata la storicità del bene, aspetto su cui il consiglio comunale ha insistito molto e che la Provincia ha accolto. Sicuramente presenteremo una mozione da inviare poi alla Regione e agli altri Comuni toscani, così da sollevare la questione a livello regionale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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