Il Tirreno

Pisa

L'Sos della fioraia: «Io, tartassata dai criminali»

di Mario Neri
L'Sos della fioraia: «Io, tartassata dai criminali»

La titolare del Flora Design in via Crispi lancia un allarme rapine. Martedì ennesimo furto: c’è chi le ha puntato una siringa alla gola

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PISA. Forse quello è stato il punto di rottura, è iniziato tutto la sera di un anno fa: quell’uomo emaciato che entra in negozio, gli occhi lucidi, un velo di sudore sulla fronte, la voce arrochita, tremolante, nervosa. E pensare che aveva soltanto chiesto una rosa. Un dono d’amore, ha creduto Daniela. «Poi gli ho chiesto di pagare e lui mi ha puntato una siringa alla gola. Mi ha detto “Ho l’Aids, dammi tutti i soldi o ti buco”. Che dovevo fare, ho preso il coltello e l’ho fatto anch’io».

Sì, proprio così. Anche Daniela Mulas ha puntato il temperino alla gola del suo aggressore. Lo ha fatto anche se lei è piccolina e a 63 anni non si sente più forte e coraggiosa come è stata un tempo. «Vediamo chi fa prima», gli ha risposto. «E alla fine è scappato, ma da allora quasi tutti i giorni sono costretta a subire o respingere aggressioni, rapine, tentativi di furto o raggiri». E ora è stufa la titolare del Flora Design, il negozio di fiori in via Crispi. Non importa se l’ultimo episodio, quello di ieri mattina, sia forse il più lieve, un granello di polvere rispetto ai macigni di paura collezionati finora a forza di assalti, così adesso s’è decisa a raccontare la sua storia.

«Sono arrivata alle 9, come ogni mattina - dice - c’era la serranda forzata, sollevata fino a metà, la porta forzata. Guardi qua, hanno fatto leva con un cacciavite o chissà cosa», dice mentre mostra i lembi in metallo piegati e segnati. «Non ce la faccio più - continua - Tre giorni fa ho sorpreso un uomo a frugare nella cassa. Ero andata in bagno a lavarmi le mani e quando sono tornata era lì. Lo conosco, un nomade, da tempo si aggira qui. Da suo fratello sono anche stata aggredita in passato, aveva tentato di rapinarmi. Lo rincorsi con il coltello. L’altro ieri invece ci ho ingaggiato una lotta, l’ho spinto fuori dal negozio».

Daniela è qui da 4 anni, ed è convinta che tutto ruoti intorno all’assenza di controlli. Dice che ogni tanto qualche pattuglia di polizia o dei carabinieri sfila dalle vetrine con il lampeggiante acceso, ma «non serve, ci vorrebbe una squadra a piedi, due uomini che passeggino ogni tanto lungo il marciapiede. Insomma sarebbe un deterrente».

Furti, rapine, truffe, gli assalti di spacciatori, tossici o borseggiatrici. Da tempo via Crispi sarebbe diventata una propaggine della zona della stazione. «C’è un gruppo di ragazze nomadi che me ne ha fatte di tutte. Entrano in quattro o cinque, alcune cercano di distrarti, fingono di essere interessate ad un fiore o ad una pianta, così ti fanno allontanare dal bancone e altre due si gettano sulla cassa, oppure entrano, chiedono di compare una piantina da due euro e pagano con una banconota da 100 falsa. Una volta ci sono cascata. Ma capita davvero di tutto. Una settimana fa è comparso un omone, diceva di essere un camionista, e pretendeva che gli dessi 20 euro». Daniela ha avuto paura: «Non ho chiamato nessuno, nemmeno i carabinieri, se l’avessi fatto cosa mi sarebbe accaduto?»

Per questo quel temperino adesso lo tiene lì, vicino alla cassa, e lo impugna ogni volta che si sente in pericolo, minacciata, surclassata, senza via d’uscita. Lo fa per disperazione. «La cosa che mi fa più rabbia è che se succedesse qualcosa sarei io a rimetterci. Lancio un appello a ladri e malviventi: la prossima volta nel fondo cassa metteteci qualcosa voi, da quando questa strada è diventata così insicura gli affari vanno malissimo, e c’è talmente poco che ogni sera mi basta appena per fare la spesa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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