Toscana
Violentava il figlio di 10 anni, subito a processo padre-orco
L'infamante accusa pesa su un operaio 48enne della provincia. Ci fu un esposto dei vicini di casa. La mamma, separata dal marito, si è costituita parte civile
PISA. Un processo rapido. In camera di consiglio e a porte chiuse. Accusato di violenza sessuale con l'aggravante di aver abusato di un minore di dieci anni, un operaio residente in provincia ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato. Da indagato a imputato in una storia in cui l'accusa già di per sé infamante nel caso in questione diventa ancora più sgradevole considerato che chi avrebbe subìto le attenzioni dell'uomo è il figlio. Sconto di un terzo della pena in caso di condanna ed esame solo sulla base degli atti, è quello che prevede il rito alternativo chiesto dal legale dell'operaio, l'avvocato Massimo Parenti. L'udienza davanti al gip, Luca Salutini (presidente della sezione penale ma i tre gip in servizio erano tutti incompatibili), è slittata per un'ulteriore contestazione mossa dal pubblico ministero, Flavia Alemi, quella dell'aggravante della minore età (10 anni) del bimbo all'epoca dei fatti. La mamma, separata dal marito, si è costituita parte civile con l'avvocato Ilaria Fontana. È una famiglia già seguita dai servizi sociali e anche l'adolescente ha avuto le sue difficoltà relazionali che lo hanno portato a trascorrere dei periodi in un istituto. È una vicenda di una delicatezza estrema quella su cui hanno acceso i fari i carabinieri, sollecitati da un esposto dettagliato al quale contribuirono i vicini di casa. Sentivano le urla del ragazzino provenire dalla casa in cui il padre, dopo la rottura con la moglie, viveva da solo. Il figlio - la coppia ha un'altra figlia - periodicamente andava a trovare il papà, soprattutto nei fine settimana. Nel corso degli anni, secondo la Procura, l'uomo - un 48enne - avrebbe abusato con cadenza periodica del figlio costringendolo a sottostare a rapporti completi. Una condizione di violenza non solo fisica, ma anche psicologica alla quale il minore non riusciva a sottrarsi. L'esposto alla base dell'inchiesta è stato la pietra angolare delle indagini condotte dai carabinieri. Una serie di verifiche, anche con intercettazioni ambientali, culminate con l'arresto dell'operaio avvenuto nell'estate 2015.
Nel frattempo, per decorrenza dei termini, l'imputato è tornato in libertà e deve osservare solo il divieto di avvicinamento al figlio. La velocità del rito abbreviato consentirà di arrivare a sentenza nella prossima udienza. Nessun testimone per rievocare il dolore di un'aberrazione moltiplicata al quadrato per i rapporti che legano i due protagonisti della storia. Un verdetto che apre uno squarcio sugli abissi di un infermo domestico, quello che per la Procura per anni sarebbe stato inflitto al ragazzino già da quando frequentava le elementari. Quelle urla udite dai vicini erano la colonna sonora di un dramma poi trasformato in atto d'accusa da tradurre in una sentenza. Lui, l'imputato, si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere.
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