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Gli studenti del Dini: «No alla prova di fisica all’esame di maturità»
Gli studenti del liceo si uniscono alla protesta di altre scuole «Il Miur sbaglia, la preparazione non può essere ottimale»
PISA. Dopo i licei di Roma, Milano, Torino e Firenze, con petizioni on line che in questi giorni hanno raccolto in rete quasi 10mila firme tra docenti, genitori e alunni, anche gli studenti delle quinte del liceo scientifico Dini di Pisa scendono in campo per protestare e far sentire la propria voce al ministero dell’Istruzione in vista del fatidico esame di maturità. Tutto nasce dalla possibilità, secondo alcuni quasi una certezza, che il secondo scritto della Maturità 2017 possa tradursi per la prima volta in una prova di fisica in sostituzione del tradizionale scritto di matematica. Che c’è di male, verrebbe da dire? In fondo sempre in un liceo scientifico siamo. Niente, se non fosse per il fatto che le ore di fisica difficilmente hanno consentito in questi ultimi cinque anni di svolgere completamente il programma, nonostante l’impegno degli insegnanti. Sembra infatti che le simulazioni della prova fornite dal ministero in questi ultimi mesi diano per scontato alcune conoscenze, soprattutto per quanto riguarda la parte relativa alla fisica moderna, ma secondo gli studenti e gli insegnanti così non è. E dopo giorni di silenzio, i maturandi del Dini hanno deciso di uscire allo scoperto. Lo hanno fatto mercoledì nel corso di una assemblea all’interno del liceo, buttando giù un documento in cui esprimono tutte le loro perplessità e preoccupazioni. Fino a non escludere un sit-in di protesta contro le decisioni del Miur.
«La vastità dei programmi di fisica che dobbiamo affrontare - scrivono gli studenti che hanno partecipato all’assemblea - non ci lascia possibilità di scelta: siamo obbligati ad anteporre la quantità alla qualità, la nozione alla competenza. Tale cambiamento è un salto nel buio che sarebbe estremamente sbagliato compiere ora e le cui ragioni sfuggono alle comprensione». A spiegare meglio la situazione sono Alice Lucente e Michele Mignogna, entrambi rappresentanti degli studenti al Dini. «La matematica - afferma Mignogna - è una materia più trasversale e rappresenta la base per molte Facoltà universitarie rispetto alla fisica. Quest’ultima, infatti, è una materia più specifica con argomenti complessi che possono essere affrontati in un certo modo solo a livello universitario». Sulla stessa lunghezza d’onda Alice Lucente: «Data la vastità dei programmi imposti dal Miur l’insegnamento di questa materia si riduce ad un sapere mnemonico, nonostante l’impegno e la buona volontà degli insegnanti, sacrificando competenze e senso critico». A dar voce ai tanti maturandi del Dini anche Giuseppe Andrea Polizzi e Giulia D’Ascenzi. «La mia principale riserva consiste nel timore - dice Polizzi - che l’insegnamento della fisica che si rende necessario in questi ultimi mesi di scuola sacrifichi il valore formativo alla base dell’insegnamento tradizionale di questa disciplina, cioè il non stancarsi mai di porsi criticamente il perché delle cose».
«Per principio non sarebbe sbagliato testare una seconda prova di Fisica in un liceo scientifico - commenta D’Ascenzi - il problema è che in questi cinque anni il nostro programma di studio è stato incentrato per affrontare uno scritto di matematica, come si può evincere da un elementare conteggio delle ore di fisica, assai minori rispetto a quelle di matematica. Inoltre attualmente non abbiano materiale che aiuti noi ed i nostri docenti nella preparazione».
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