Toscana
«Noi abusivi? Siamo regolari e versiamo l’Iva»
Si difendono gli ambulanti dei posteggi Una residente: «Tengono lontani i borseggiatori»
PISA. «Ma quale racket, quale sfruttamento. Lavoriamo 12 ore al giorno con la speranza di raccattare qualche euro per pagare l'affitto e mantenere a distanza le nostre famiglie. E lo facciamo regolarmente, pagando anche le tasse».
Abdou Faye, 42 anni, è uno dei tanti presenti ogni giorno nelle piazze cittadine. Soprattutto quelle adibite a parcheggio. Passanti e automobilisti sono ormai abituati alla sua presenza. Lo riconoscono, scambiano con lui qualche parola e i più generosi lo aiutano cedendogli pochi spiccioli o magari comprando uno degli oggetti che offre. Ma c'è anche chi, infastidito dalle sue richieste, lo evita sbuffando. Nei parcheggi intorno Piazza dei Miracoli, dove di solito staziona, Faye ci è finito dopo aver lavorato come magazziniere in un'azienda di Livorno, dove è arrivato nel 2005 dal Senegal. Una casa e un lavoro regolare, che gli hanno consentito di ottenere il permesso di soggiorno e la speranza di una nuova vita che si è però interrotta lo scorso anno. Quando una crisi improvvisa ha spinto il datore di lavoro a chiudere e licenziare tutti. Come i suoi ex colleghi, Faye si è dovuto improvvisamente reinventare. È riuscito ad ottenere la licenza di venditore ambulante. Pioggia e sole. Freddo o caldo asfissiante. Lui è sempre lì, ad offrire la sua mercanzia a passanti ed automobilisti. Come tanti altri, è finito negli ultimi giorni al centro di polemiche e azioni delle forze dell'ordine per reprimere il fenomeno dei parcheggiatori abusivi. «Noi però non siamo parcheggiatori, né abusivi - spiega Faye -. Siamo commercianti ambulanti che vendono a chi vuol comprare, senza alcuna insistenza».
Decine e decine. Un piccolo esercito che, dall'alba al tramonto, scende in strada per guadagnare pochi spiccioli. Cinque euro o qualche decina al giorno. «Il minimo per pagare l'affitto (300 euro per un posto letto in una stanza con altre tre persone) e le bollette e mandare un aiuto alla mia famiglia in Senegal - prosegue Faye -. Sono scappato dall'Africa e non è certo questo quello che spero per la mia vita. Ho cercato invano lavoro. Ho preso la licenza e aperto la partita Iva, pago le tasse, ma vengo trattato come un delinquente. Sono qui per vivere, non per delinquere».
Una presenza per alcuni diventata troppo invasiva, per altri invece frutto di un disegno di organizzazioni attive nella gestione e nello sfruttamento dei migranti. «Ma quale organizzazioni. Siamo tutti autonomi. Lavoriamo 12 ore al giorno per pagare l'affitto e le tasse, mantenere il permesso di soggiorno e cercare di mandare qualche spicciolo alle nostre famiglie», sbotta Modou Gueye, 32enne senegalese arrivato sette anni fa a Pisa. «Eppure, a sentire la politica locale, questa presenza è diventata insopportabile, violenta e prevaricatrice - accusano l'associazione AfricaInsieme e il Progetto Rebeldìa -. Si fantastica di un "racket dei parcheggiatori", senza alcuna evidenza investigativa che supporti un'ipotesi così grave: nel frattempo, invece di proteggere le vittime di questo presunto racket, si fanno retate e raid proprio contro di loro». Che, per alcuni, sono diventati un «presidio di sicurezza». «Quando ci sono loro mi sento sicura in una zona poco frequentata dalle forze dell'ordine - sottolinea Sonia Marrese, residente nella zona vicino Piazza dei Miracoli -. Sono sempre pronti ad aiutare chi ha bisogno e spesso tengono lontani i gruppi di borseggiatori». «Se vi sono stati casi di violenza o di attività illecite, si individuino i colpevoli, ma non si criminalizzi un'intera categoria - concludono le associazioni -. È tempo di cambiare strada e di aprire un tavolo di ascolto e di confronto con i diretti interessati».
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