La protesta
Municipio blindato: «Tutto eccessivo»
Critiche dai gruppi di sinistra: anche la spesa è esagerata. Opinioni opposte per i grillini
PISA. Le minoranze di sinistra in consiglio comunale si oppongono agli impianti di sicurezza che saranno installati in Comune. Il progetto è previsto da una delibera di giunta che ha stanziato 120.000 euro per introdurre un accesso più sicuro e controllato a Palazzo Gambacorti. Come raccontato dal Tirreno, gli ingressi al municipio tra una ventina di giorni saranno “filtrati”. «Se c’è un problema di sicurezza per i lavoratori è bene che siano tutelati. Ma ho delle perplessità sui filtri per accedere al consiglio comunale - afferma Simonetta Ghezzani, capogruppo di Sinistra Italiana -. Anche la spesa mi sembra eccessiva, visto che c’è già una portineria con cui i cittadini possono interfacciarsi. Mi sembra un provvedimento fuori luogo, così come l’enorme dispiegamento di forze dell’ordine in occasione di diversi consigli comunali. Sono in consiglio da quattro anni e sono capitati degli episodi eclatanti, ma gestibili con il solo impiego della polizia municipale, che svolge un ruolo di presidio democratico».
«Una decisione a dir poco demenziale - commenta Ciccio Auletta, capogruppo di Una Città in Comune-Prc -. Ormai Palazzo Gambacorti è assediato da se stesso. Questa amministrazione sta trasformando tutte le questioni di carattere sociale in problemi di ordine pubblico. Così facendo si criminalizza qualsiasi forma di protesta. Quando si amministra una città bisogna accettare il confronto, anche aspro, all’interno delle cornici democratiche, invece a Pisa si sceglie di blindare il palazzo: ciò rischia di acuire la distanza tra amministrazione e cittadini. Faremo ogni azione possibile per impedire la realizzazione di questi lavori. Siamo di fronte ad uno sperpero di denaro pubblico».
Se Ucic-Prc e SI sono fermamente contrari all’iniziativa, nel Movimento 5 Stelle ci sono due posizioni diverse. Elisabetta Zuccaro si dice molto contraria, perché «gli episodi accaduti in passato non giustificano un investimento di questo genere. Il conflitto va gestito politicamente, non costruendo muri. Cosa ben diversa sarebbe se la decisione fosse motivata da questioni legate alla sicurezza internazionale, ma non mi sembra questo il caso. In più occasioni la presenza di numerose camionette della polizia in piazza XX Settembre è stata del tutto fuori luogo». Valeria Antoni invece si dice d’accordo con il nuovo sistema di sicurezza. «Quando ho letto l’articolo del Tirreno ho pensato subito alle misure introdotte dal sindaco labronico Nogarin. Nel Comune di Livorno ci sono stati molti episodi simili a quelli accaduti da noi: lì hanno minacciato fisicamente diversi consiglieri, qui il sindaco. Mi dispiace si debba ricorrere a queste misure, ma non nego che ci siamo trovati in più occasioni a votare provvedimenti importanti con persone che facevano pressione psicologica su di noi». Il comitato Sant’Ermete parla di scelta «vergognosa». «Questa amministrazione vuole decidere senza confrontarsi con le problematiche vissute dai cittadini - dice Giovanna Saraceno -. Il Comune dovrebbe essere aperto a tutti per esporre i propri problemi in maniera democratica. La casa è un diritto». Infine, per Rebeldia questo «è l’ennesimo segno di una democrazia sempre più flebile» e la «destrutturazione del significato del luogo pubblico per eccellenza».
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