Toscana
«C’è bisogno di un nucleo anti-terrorismo»
La sicurezza in piazza dei Miracoli e lo spaccio nelle aree boscate sono le priorità per il 2017
CRISTIANO MARCACCI. Non lo ha mai capito nemmeno lui, il questore Alberto Francini, perché Pisa, circa quattro anni fa, non fu fatta rientrare tra le città italiane a rischio attentati e, pertanto, necessitanti di un apposito nucleo anti-terrorismo, che in sostanza consisterebbe in una dotazione di 10-15 agenti in più da impiegare per i controlli sul territorio. Ora che l’allerta è salita sensibilmente, soprattutto dopo i tragici fatti di Nizza e Berlino, che hanno costretto a “blindare” con i new-jersey in cemento gli accessi a piazza dei Miracoli, di questo rinforzo le forze dell’ordine pisane avrebbero bisogno come il pane.
Ne è convintissimo lo stesso questore, ospite della trasmissione “Primo Piano” di Punto Radio in occasione del faccia a faccia con il nostro giornale. «Il sindaco Filippeschi - ha detto Francini - fa bene ad insistere, insieme al prefetto Visconti, nei confronti del Ministero degli Interni per avere un nucleo anti-terrorismo. Mentre per il progetto “Strade sicure” come dotazione di militari dell’Esercito non siamo stati trattati affatto male, alla luce anche dell’ultima iniezione di personale, non ho mai compreso il motivo dell’esclusione di Pisa dalle città italiane in cui può esistere un rischio terroristico. Eppure, l’area monumentale di piazza dei Miracoli gode della massima attenzione da parte nostra, nonostante non ci siano particolari e specifici segnali per cui ci dobbiamo considerare in allarme. È sicuramente una delle zone del territorio che più mi preoccupano, insieme alle aree di Coltano, Biscottino e Migliarino, soprattutto quelle boschive, più difficili da controllare, dove si concentrano numerosi spacciatori».
Per il questore il bilancio dell’anno che si è chiuso è positivo. «Tra i dati più interessanti - ha sottolineato Francini - c'è quello delle persone denunciate, in progressivo aumento dal 2014 ad oggi. Tre anni fa, infatti, a Pisa e provincia le persone denunciate dalla questura erano state 657, nel 2015 719 e nel 2016 le denunce hanno sforato quota 1.000, attestandosi su un totale di 1.074. Dalle statistiche viene registrata un'involuzione del fenomeno delittuoso. I furti nelle abitazioni del capoluogo hanno registrato un -27,84%, (dai 1.002 del 2015 si passa ai 723 del 2016); in provincia, invece, il calo è stato più esiguo (-14,82%, dai 2.597 del 2015 si è passati ai 2.212 del 2016). Sono calati anche i furti negli esercizi commerciali (-8,22 in provincia, -4,31 a Pisa città), mentre le rapine sono aumentate del 5,19% in provincia (dalle 212 del 2015 alle 223 del 2016) e rimaste al palo a Pisa (119 come nel 2015). Il totale dei delitti, quindi, è sceso del 6,36% in provincia, rimanendo sostanzialmente il medesimo per quel che riguarda il capoluogo (+0,50%, dai 10.378 del 2015 ai 10.430 del 2016)».
Si tratta di cifre che non hanno niente a che fare con la percezione di sicurezza da parte dei cittadini. «L’insicurezza percepita dai pisani - ha ammesso il questore - è sicuramente in aumento. E si tratta di un fenomeno che ha numerose spiegazioni, come la criminalità diffusa, ma anche la presenza di sempre più immigrati, il lavoro precario, la psicosi-meningite e la stessa paura per eventuali attacchi terroristici. È sicuramente vero che la situazione in cui viviamo è molto diversa da quella di dieci/vent'anni fa. Però, dobbiamo imparare a convivere con questo nuovo clima, perché ormai la società è cambiata e sta cambiando in modo irreversibile. Non dobbiamo adeguarci, che sia chiaro, ma occorre prendere le contromisure necessarie. I cittadini devono mettere in pratica una maggiore difesa passiva, come gli accorgimenti contro truffe e borseggi e contro i furti (telecamere, serrature più efficaci, ecc.), mentre noi ci dobbiamo dedicare di più al contrasto della criminalità diffusa. È necessario anche un cambio dal punto di vista culturale. Il piccolo furto, ad esempio, va considerato come un reato vero e proprio e non più lasciato passare, anche con un’attività d'indagine se necessario».
Come responsabile dell’ordine pubblico, a Francini sta particolarmente a cuore la situazione dello stadio. A questo proposito, il questore ha frenato sensibilmente rispetto all’ipotesi di un’imminente aumento della capienza: «Lo stadio di Pisa - ha detto il capo della polizia pisana - è un capitolo tragico, come nel 99% degli stadi italiani. L'Arena Garibaldi presenta gravi carenze e senza i lavori necessari (oltre alla sicurezza strutturale penso soprattutto alla videosorveglianza, obsoleta e inefficace), non ci saranno ulteriori aumenti di capienza. In curva Nord possono entrare 2.500 persone, non di più. Inoltre, non saranno più ammessi i tamburi, ormai spariti da anni da tutti gli stadi italiani».
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