Il Tirreno

Pisa

Bulgarella, piano cancella-debiti poi la ripartenza

di PIETRO BARGHIGIANI

Il gruppo a breve presenterà in Tribunale un progetto di ristrutturazione con le banche

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di PIETRO BARGHIGIANI

Bulgarella non molla. L’amarezza dell’inchiesta dell’antimafia fiorentina lo aveva spinto a uno sfogo pubblico: «Lascerò l'impresa ai miei dipendenti. Venderò tutto, se sarà necessario, per completare le costruzioni da finire. Lascio la Toscana e Pisa: la città non mi ha difeso». Era il marzo 2016. Nel frattempo l’imprenditore 71enne, nato a Erice (Trapani), “pisano” acquisito da una ventina d’anni, ha cambiato idea. Vuole mettere ordine nelle finanze della sua galassia imprenditoriale per ottenere serenità e nuove aperture di credito per continuare a fare quello che ha sempre fatto: il costruttore.

Domanda in Tribunale. La mossa di Andrea Bulgarella prevede il deposito in Tribunale della domanda di ristrutturazione dei debiti nei confronti dei creditori. Sono una decina le società che presenteranno l’istanza. È uno strumento previsto dalla legge 182 bis della normativa per la gestione degli stati di crisi. Niente a che vedere con concordati preventivi o liquidatori dell’impresa. La procedura è molto più snella e contempla un accordo diretto tra debitore e creditori sulla base di un piano presentato da un professionista - tecnicamente asseveratore - sul quale il Tribunale deve pronunciarsi con un decreto di omologazione.

Stop a decreti ingiuntivi. Gli effetti positivi per l’imprenditore sono che dal momento del deposito della richiesta di ristrutturazione, i creditori non possono più aggredire il debitore. Tradotto: le imprese di Bulgarella, dall’edilizia all’alberghiero, non rischieranno di dover fronteggiare decreti ingiuntivi e pignoramenti. Non solo. Trovando un’intesa nel saldare le pendenze con il mondo bancario, il costruttore punta a ottenere nuova finanza per proseguire con le sue attività. Non si tratta di una dismissione tout court, ma di un alleggerimento dei debiti facendo fronte con il patrimonio aziendale.

Il giudice diventa il garante dell’operazione e non si intromette né nella gestione dei beni, né in quelle che saranno le trattative tra le parti. Insomma, alla base della buona riuscita della ristrutturazione ci deve essere solo l’intesa tra banche e Bulgarella con la supervisione, non invasiva, del Tribunale.

Dall’ottobre 2015, periodo di massima esposizione mediatica per l’imprenditore a causa dell’inchiesta della Dda di Firenze (“aiutato” da Unicredit per favorire da riciclatore il superboss Messina Denaro, ndr), i rubinetti degli istituti di credito, già parsimoniosi, si sono chiusi del tutto. Di qui la necessità di uscire da un cono d’ombra che poteva mettere a repentaglio la sopravvivenza del gruppo.

Patrimonio e debiti. I numeri della galassia Bulgarella, certificati dalla società di revisione Kpmg, raccontano di un patrimonio che vale sui 600 milioni di euro mettendo insieme gli oltre 15 alberghi a cui vanno sommati fondi che danno redditi (anche la sede della questura di Trapani), appartamenti e terreni in varie parti d’Italia. L’esposizione verso il sistema bancario si aggira sui 150 milioni di euro, di cui una sessantina con Unicredit. Sono loro gli interlocutori con i quali andrà trovata una via d’uscita alla morsa dei debiti. Che, a sentire l’imprenditore e i suoi consulenti, sono molto al di sotto di una soglia tale da far preoccupare. Siamo intorno al 25 per cento del patrimonio. E ogni anno dagli affitti entrano oltre dieci milioni di euro. Ma alle banche non basta per far ripartire il credito, è il pensiero del gruppo, e allora è stata presa la decisione, comunque sofferta, di procedere con la 182 bis.

Chiusura dei contenziosi. Non si tratta solo di saldare i conti con chi ha prestato soldi a Bulgarella. Il piano di ristrutturazione da far omologare in Tribunale prevede anche la chiusura dei contenziosi avviati dall’imprenditore nei confronti di tre banche alle quali contestava l’indebito incasso di interessi milionari. Cause civili per anatocismo (il calcolo degli interessi passivi sugli stessi interessi), affidi extra soglia e derivati, sono state avviate contro Banco Popolare, Mps e proprio Unicredit, l’istituto che per l’accusa avrebbe cercato di salvare il costruttore per fare un favore a Messina Denaro. Un’operazione saltata prima dell’estate 2015.

Alberghi da vendere. I pezzi pregiati non mancano. Gli alberghi, da Cortina a Trapani passando per Livorno (Grand Hotel Palazzo) e Pisa (Tower Plaza), sono asset appetibili. Da vendere a pezzi o, in caso di fondi immobiliari con casse capienti, anche in blocco per dare vita a catene alberghiere a livello nazionale.

I cantieri aperti. Se da un lato è indispensabile mettere al sicuro il fronte di debiti, dall’altro la necessità di proseguire con i cantieri è il secondo pilastro dal quale Bulgarella vuole ripartire di slancio. In ballo c’è la Colonia Vittorio Emanuele a Calambrone con i suoi 84 appartamenti (35 già venduti) in attesa di ospitare al centro del complesso l’omonimo hotel da 114 camere. Una costruzione che arranca. C’è poi il commerciale-residenziale di Ospedaletto con terreno da quatto ettari, un altro terreno edificabile da 1800 mq accanto ai Frati Bigi. E poi le due torri di via Bargagna.

Il simbolo delle torri. Cruccio di Bulgarella, icona di un abbandono che si fa sconfitta imprenditoriale. La lite tra Banco Popolare e Credem su chi doveva finanziare il cantiere e poi si è ritirato è uno sfondo che appesantisce la scena. Una quinta teatrale di un dramma che da finanziario negli anni è diventato estetico-urbanistico. L’orgoglio siciliano del costruttore lo ha elevato a simbolo di un riscatto anche personale nei confronti di una città con la quale i rapporti si sono raffreddati. Il piano da proporre al Tribunale significa anche essere messo in condizione di trasformare in appartamenti quelle torri ridotte a scheletro. Un’onta da cancellare per chi si è sempre descritto non un palazzinaro «ma un poeta del mattone».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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