Il Tirreno

Pisa

Il Cep com’è cambiato

di Sharon Braithwaite
Il Cep com’è cambiato

I ricordi di Armando e le necessità del barista Daniele

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PISA. Armando Barsotti, 85 anni, ferroviere in pensione, e Daniele Salvestroni, proprietario 43enne del bar "Bimbo", raccontano al meglio com'era il Cep e com'è diventato.

Il quartiere "Centro edilizia popolare" fu costruito sulla riva destra del fiume Arno negli anni Sessanta. Grazie al pontederese Giuseppe Togni, ministro democristiano dei lavori pubblici, furono eretti i palazzoni rossi destinati alle famiglie che abitavano nelle cosiddette case minime, distrutte dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

«Ci conoscevamo tutti e il centro del quartiere era l'oratorio dei salesiani - racconta Salvestroni -. Da bambino non vedevo l'ora di andarci e i miei genitori erano ben contenti di lasciarmi lì per interminabili ore».

Salvestroni è poco più giovane dei figli di Barsotti: tutti hanno giocato nei campi sportivi dell'oratorio, che oggi è la sede della Cittadella della Solidarietà della Caritas. Un ambiente che forniva tutto ciò che gli abitanti potessero desiderare e che attirava anche i residenti di altre aree della città: mentre gli anziani giocavano a carte al bar della Beppa, i più piccoli giocavano a calcio o si rincorrevano nel cortile, facendo a gara a chi conquistava i "funghetti" di cemento.

E poi c'era il cinema "Venti più uno", la pista di pattinaggio, il biliardo e il ping pong. Non mancava niente. D'estate i preti organizzavano gite al mare in autobus e durante l'anno c'erano le "olimpiadi" dello sport.

La vita era tranquilla e trascorreva fuori dalle mura domestiche. Sono ricordi di vita spensierata quelli dei due abitanti del Cep, che oggi si guardano indietro con una certa nostalgia.

«Abitavo nei palazzi dei ferrovieri con mia moglie e i miei due figli. Negli anni Settanta qui non c'era quasi nulla, poche strade e tanto verde - spiega Barsotti -. Ci si stava bene, era una grande comunità». Barsotti è stato consigliere di circoscrizione per vent'anni ed ha contribuito a realizzare diversi eventi, come la festa di quartiere e la festa degli orti.

«Pensavamo solo agli interessi degli abitanti, lavorando anche con chi aveva posizioni politiche diverse delle nostre - aggiunge Barsotti -. Con Sergio Michelotti, purtroppo scomparso di recente, creammo molti orti in riva all'Arno. Anche quelli erano attività che aggregavano molte persone».

Negli anni i giovani del quartiere si sono trasferiti altrove, chi per motivi familiari, chi per lavoro. E l'oratorio dei salesiani ha perso centralità. «È cambiata la vita. Noi eravamo più "fisici", oggi i ragazzi stanno davanti a tablet e smartphone - racconta Salvestroni -. Io tornavo a casa completamente distrutto dopo una giornata passata a correre in cortile. Oggi, purtroppo, mancano i punti di ritrovo».

Il Consiglio territoriale di partecipazione n. 2 sta lavorando per creare dei luoghi di aggregazione e dove ci sono progetti c'è partecipazione. I tempi sono cambiati ma il bisogno di comunità è rimasto pressoché immutato. Nel 2014, in occasione del cinquantesimo anniversario dalla fondazione del Cep, è stata rispolverata la festa del quartiere e si è sviluppata con gli appuntamenti del carnevale e dello sport.

Al momento la festa degli orti, da quando è scomparso l'ideatore Michelotti, è in stand-by. «Il Cep è un quartiere strategico: a due passi da San Rossore, dal mare e dal centro città - dice Salvestroni -. Organizzare eventi qui, attirerebbe persone anche da fuori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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