Il Tirreno

Pisa

Studentesse tracciano l’identikit dei quartieri

di Cristiano Marcacci
Studentesse tracciano l’identikit dei quartieri

Giovani del dipartimento di Sociologia tirocinanti al Ctp 2 per osservare descrivere e interpretare, attraverso i cittadini, le realtà del Cep e di Barbaricina

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PISA. “Pisa città dei quartieri”. Potrebbe essere benissimo il secondo titolo dell’iniziativa denominata “Caffè Tirreno”, grazie alla quale, da numerose settimane, il Tirreno va alla scoperta e alla conoscenza diretta delle varie realtà cittadine attraverso l’incontro e il confronto con le potenzialità inespresse e i problemi messi in evidenza dai residenti-lettori. È invece il titolo del progetto di ricerca etnografica promosso e portato avanti dal Consiglio di Partecipazione 2 presieduto da Benedetta Di Gaddo con la preziosa collaborazione e il sostegno del dipartimento di Sociologia (con in prima linea il professor Vincenzo Mele) dell’Università di Pisa. E sono stati proprio i consiglieri del Ctp 2, una sera, a riunirsi per incontrare il Tirreno e per raccontare la loro esperienza d’indagine sui quartieri.

Un Ctp “modello” quello che ci ha ospitati e che ha preso spunto da uno pensieri-cardine del famoso architetto Renzo Piano, “Una città non è disegnata, semplicemente si fa da sola, basta ascoltarla, perché la città è il riflesso di tante storie”. Parole che calzano a pennello per “Pisa città dei quartieri”, idea maturata «nella ferma convinzione che conoscere in maniera profonda le peculiarità del territorio e dei suoi abitanti debba essere una tappa imprescindibile per un vero impegno sulla partecipazione».

Da qui un copione tracciato sulla base della mappa dei comuni luoghi della quotidianità familiare e collettiva (supermercati, chiese, circoli, giardini pubblici, ecc.) e degli attori principali in campo, ovvero i testimoni privilegiati, cittadini e cittadine. Il tutto per una complessiva raccolta di analisi utili a rilevare il profilo dei luoghi e delle pratiche di maggior aggregazione e partecipazione, a partire proprio dalle segnalazioni e dalle testimonianze delle persone coinvolte.

Basilare per la ricerca è stato l’apporto di tre entusiaste studentesse, che hanno appunto svolto il loro tirocinio universitario presso il Ctp 2. Jessica Campodonico si è occupata del Cep, mentre Sandra Gironda di Barbaricina e della zona del Parco di San Rossore. Grazie a loro è quindi possibile mettere insieme una sorta di identikit delle due realtà che il Tirreno prenderà in considerazione domattina, in occasione della tappa del Caffè in programma al Bar Monica di via Tesio 3.

«Al Cep - spiega Jessica - si è formato, con il tempo, un tessuto sociale che ha trasformato la collettività del quartiere in una comunità impegnata e interessata al proprio territorio. Si sta parlando di un quartiere nato negli anni Sessanta, secondo specifiche logiche politiche e urbanistiche di allontanamento della classe operaia dal centro della città, al fine di collocarla in zone urbane periferiche rese autosufficienti. Alla costruzione delle case, però, non seguì quella dei servizi e i cittadini si trovarono a condividere una situazione di forte disagio sociale a cui reagirono cooperando e collaborando reciprocamente e con le istituzioni locali per migliorare le condizioni del quartiere. Così è divenuto un contesto dotato dei servizi primari, ricco di iniziative sociali, ricreative, culturali e politiche, popolato da persone attive e partecipi alla vita comune. Questa caratteristica è evidente ancora oggi, anche se molti spazi in cui erano soliti riunirsi gli abitanti sono stati chiusi o hanno cambiato organizzazione».

Dal Cep a Barbaricina. Con Sandra Gironda. «Barbaricina - fa notare la studentessa - si presenta come un quartiere piuttosto piccolo, ma ben strutturato e organizzato. Potrebbe essere quasi considerato come un paese nella città in cui la quotidianità si manifesta in maniera ripetitiva ma serena. I cittadini sono contenti di viverci perché hanno a disposizione tutti i servizi e difficilmente sono costretti ad andare in centro città per fare delle commissioni. La chiesa di Sant’Apollinare presente al centro della piazza è di estrema importanza per l’intera vita del quartiere. È la parrocchia ad organizzare manifestazioni ed eventi nei quali è coinvolta la cittadinanza. I giovani, in tutto questo, sono presenti soprattutto per la fase partecipativa, invece meno per quanto riguarda l’aspetto organizzativo a causa di impedimenti scolastici-universitari-lavorativi. La regia riesce comunque a creare manifestazioni adatte a grandi e piccoli proprio per tenere vivo il quartiere».

Barbaricina è anche chiamato “il paese dei cavalli”.

«Quella per il cavallo - aggiunge Gironda - è una passione che accomuna tutta la cittadinanza e che ha segnato la vita di intere famiglie i cui componenti hanno intrapreso svariati mestieri come il fantino, il caporale di scuderia, l’artiere, ecc. L’elemento socializzante dell’ippica affiora nell’organizzazione di veri e propri incontri, serate, cene, con il semplice scopo di trascorrere del tempo insieme e condividere la passione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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