La protesta
Le carenze croniche della Rianimazione
Poco personale, disagi ai pazienti: da 6 mesi nessuna soluzione
PISA. La carenza di personale rispetto al numero di posti letto occupati è ancora all'ordine del giorno, nel reparto di rianimazione di Cisanello. A sei mesi dall'allarme lanciato sul Tirreno da Paolo Malacarne, primario dell'unità operativa di Anestesia e Rrianimazione del nosocomio pisano, l'associazione "Team Deri Sla" rileva che la situazione non è affatto migliorata. «Lo staff è composto da persone eccezionali, insostituibili e disponibilissimi. Questo reparto è diventato la mia seconda casa per motivi familiari e successivamente per ragioni legate al volontariato - spiega Stefania Mazzucchi, presidente dell'associazione fondata dopo la scomparsa del marito Daniele, deceduto dopo una lunga battaglia contro la sclerosi laterale amiotrofica - Negli ultimi mesi però ho sentito diverse lamentele in sala di attesa, su ritmi di lavoro eccessivi e la paura di non poterlo svolgere al meglio».
Il grido di allarme di Malacarne, dunque, riecheggia ancora nei corridoi dell'ospedale pisano, frequentato dai pazienti seguiti dall'ente no profit "Team Deri", che sono affetti da Sla e pertanto hanno spesso bisogno delle cure della suddetta unità operativa. Il reparto, è bene sottolinearlo, è un fiore all'occhiello della sanità pisana. Quello che emerge adesso è il punto di vista del paziente, il soggetto che dovrebbe tutelato al massimo e al meglio dal sistema sanitario nazionale. Le lamentele intercettate da Mazzucchi e dai suoi colleghi riguardano anche malati trasferiti in altri reparti senza avvisare i familiari, come se fossero "pacchi postali".
«Non è certo colpa dei medici o degli infermieri. Loro fanno solo il loro mestiere e in tempi contingentati - dice la volontaria -. Il punto è che i posti-letto spesso non sono sufficienti. Ci sono dei letti di backup che sono usati non in casi eccezionali (come dovrebbe essere), ma costantemente». Come riportato dal Tirreno a luglio, il taglio generale dei posti letto in ospedale ha causato non pochi problemi in Rianimazione. Lo ha spiegato più volte Malacarne che in quel frangente scrisse una lettera rivolta ai familiari dei pazienti e che affisse all'entrata del reparto che presiede. La missiva è ancora lì, su quella porta blu che conduce all'anticamera della salvezza, dove la vita è appesa ad un filo.
«Sempre più di frequente in questa Rianimazione ci sono periodi più o meno lunghi di tempo nei quali il carico assistenziale di cui hanno bisogno, per numero e gravità, i malati ricoverati, risulta superiore a quanto il personale del reparto può erogare in sicurezza - si legge nella lettera -. In queste situazioni si verifica un pericoloso calo del livello ottimale di qualità e di sicurezza dell'assistenza cui i malati hanno diritto, al quale cerchiamo di arrivare, con il conseguente rischio di complicazioni potenzialmente importanti per i malati». Questa preoccupazione è ancora estremamente attuale e confermata dallo staff, che fa sapere: «il personale è rapportato ai dieci letti autorizzati dall'azienda. I due letti a disposizione in caso di emergenza vengono utilizzati sistematicamente. Questo aumenta la mole di lavoro da svolgere e l'affollamento nel reparto, coil conseguente abbassamento della qualità del servizio erogato e il rischio di infezioni».
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