Il Tirreno

Pisa

suicidio filmato dalla videosorveglianza

Disoccupato si uccide sui binari

Disoccupato si uccide sui binari

Ha atteso l’ultimo vagone per poi appoggiare la testa sulle rotaie

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PISA. Un suicidio voluto e ottenuto con una lucidità che fa venire i brividi. Scorrono le immagini della videosorveglianza nella stazione e si vede un uomo che attende la partenza di un treno. È fermo sulla banchina.

I vagoni si mettono in moto e con un'andatura lenta si avviano a uscire dallo scalo in direzione della costa. L'aspirante suicida attende l'ultimo convoglio. È solo in quel momento. Senza indugio scende dallo scalino della banchina e, approfittando della velocità ridotta, riesce a sdraiarsi appoggiando la testa sulle rotaie. Il personale sulle carrozze non si accorge di niente. E in un istante la vita di un 48enne, vittima di un disagio interiore mai domato, si spegne tra i binari 5 e 6. Il corpo integro, ma quasi decapitato.

La tragedia di un'esistenza ai margini si consuma intorno alle 13,30 alla stazione centrale di Pisa. Decine i passeggeri che assistono alla scena che fino all'ultimo secondo sembra quasi irreale. Quando il macchinista di un treno in arrivo da Firenze scorge la sagoma stesa sulla linea ferrata arresta la marcia. Capisce quello che è successo.

«Ero sul treno al binario uno e ho visto due poliziotti ferroviari correre al binario 5 - racconta Emanuele Stabile, un giovane passeggero che a quell'ora si trovava in stazione - per posizionare dei teli a terra in mezzo ai binari. Il treno sul binario era fermo a dieci metri circa».

Gli agenti della polizia scientifica e della Polfer, agli ordini del dirigente Giovanni D'Allestro, recuperano la borsa con gli indumenti dell'uomo. La carta d'identità è utile per risalire ai familiari. Sono i genitori, una coppia anziana residente in provincia di Firenze.

Niente moglie, né figli. I genitori vengono informati nel pomeriggio. Se ne fa carico personale specializzato e formato con corsi ad hoc nella gestione di simili comunicazioni.

«Lo choc c'è stato, ma il padre sapeva che il figlio non stava bene e che avrebbe dovuto essere seguito da qualcuno a livello psichiatrico» confidano gli inquirenti. Dal 2009 il 48enne aveva una residenza formale a Viareggio, anche se alternava i soggiorni tra la Versilia e la casa dei familiari. Aveva perso il lavoro da qualche anno e non era più riuscito a rientrare in quel circuito produttivo che non dà solo sostentamento economico, ma anche dignità per la persona.

Nelle tasche gli agenti hanno trovato un telefonino. Niente biglietti o messaggi per spiegare l'addio.

Un cellulare di vecchia generazione con l'ultima chiamata a un fisso che risale a lunedì. Nessun contatto recente. Un addio in silenzio con la determinazione di voler annegare nel mare di una disperata solitudine. Il corpo è stato trasferito a medicina legale su disposizione del sostituto procuratore di turno, Aldo Mantovani.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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