Gioco
Quando un tunisino scrisse: «Voglio essere martire»
Due potenziali “lupi solitari”. Nessuna azione concreta. Solo annunci. Adesioni ideali alla guerra contro l’Occidente. L’11 agosto toccò a Bilel Chihaoui, 26 anni, tunisino. Aveva scritto su Facebook...
Due potenziali “lupi solitari”. Nessuna azione concreta. Solo annunci. Adesioni ideali alla guerra contro l’Occidente. L’11 agosto toccò a Bilel Chihaoui, 26 anni, tunisino. Aveva scritto su Facebook che «voleva farsi martire a Pisa» scrivendo la data della sua eventuale morte. Un giorno di fibrillazione investigativa, «uno stress test sull’antiterrorismo» disse il capo della polizia, Franco Gabrielli, e poi i carabinieri del Ros catturano il nordafricano nella boscaglia del Biscottino. Espulsione immediata. Stessa sorte per un connazionale, Nafaa Afli, 25 anni, fermato a novembre a Torino in arrivo da Pisa. Con un amico furono bloccati dopo un alert giunto direttamente dall'intelligence dell'antiterrorismo. Nafaa e Bilel erano considerati "allievi" di connazionali martiri in Siria. SOno stati allontanati per quello che avrebbero potuto fare e anche per averlo solo dichiarato o scritto. Il livello di attenzione è massimo e le espulsioni sono gli effetti di un monitoraggio che punta il suo obiettivo nel mondo degli immigrati. Soprattutto quelli che vivono di espedienti e, irrisolti nella vita, cercano conforto nei reclutatori pronti a caricarli di odio e missioni.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
