Il Tirreno

Pisa

Dalle ceneri si può rinascere Insieme all’arte

di Sharon Braithwaite
Dalle ceneri si può rinascere Insieme all’arte

La mostra di Gianni Lucchesi e Sandro Bettin con le opere sopravvissute all’incendio

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VECCHIANO. Dalle ceneri si può rinascere. Per questo motivo Gianni Lucchesi e Sandro Bettin hanno organizzato mercoledì sera una mostra delle opere sopravvissute al devastante incendio che ha completamente distrutto il loro studio di Migliarino il primo dicembre scorso.

L'evento si è tenuto nella suggestiva location del teatro Sant'Andrea e ha attirato diverse persone, tra amici degli artisti e ammiratori delle loro creazioni. Titolo della festa, “Apoptosi”. «È un termine che si usa in biologia in opposizione alla necrosi. La cellula muore in funzione della rinascita di altre cellule. Per esempio, la formazione del feto avviene in questo modo - spiega Lucchesi -. Nonostante quanto ci è successo, un fatto indubbiamente traumatico, noi continuiamo la nostra attività e abbiamo scoperto molte cose bellissime, come la straordinaria umanità che ci ha circondato, la solidarietà giunta a noi in un momento così difficile. Questo evento è in linea con il nostro lavoro di ricerca artistica: quello di interrogarci sull'ineluttabilità del passare del tempo e della trasformazione della materia».

L'atelier d'arte fu fondato alla fine degli anni novanta da Lucchesi e per anni ha ospitato diverse opere di Bettin. Nelle settimane scorse le fiamme, scaturite probabilmente da un corto circuito, hanno mandato in fumo tutto, la storia del lavoro di una vita, oltre trenta creazioni di Bettin e Lucchesi, oltre a materiali e strumenti da lavoro. Tra quelli esposti, ci sono una serie di oggetti di metallo danneggiati dalle fiamme ma che - come dice Lucchesi - sono ancora "vivi" e a disposizione dei visitatori. In esposizione anche dei dipinti su alluminio di Lucchesi che fanno parte del progetto "Ambienti interiori".

«Lavoro sul tentativo di indagine interna. Sotto la linea di terra che metaforicamente indica l'interiore, cerco di rappresentare attraverso l'espressione del colore e del segno un sentimento che proviene dal dentro - aggiunge l'artista, mentre indica le sette opere del progetto Opus, esposto all'abbazia di San Galgano a Siena -. Su sette sculture in ferro, resina e terra, una sola è rimasta, perché quella notte non era nell'atelier».

Bettin è un amico e collega di Lucchesi. Lavora anche in ambito cinematografico come pittore di scena e creatore di scenografie. Per anni ha condiviso gli spazi dello studio vecchianese. Entrambi dovranno trovare un'altra sede dove lavorare. «Questo evento è un punto di rinascita per iniziare a lavorare, a rifare e riproporre quanto è andato perduto - spiega Bettin -. Nel rogo sono scomparsi gli occhi finti che mi feci inviare da Shangai per la realizzazione delle opere esposte nel Museo della Follia curato da Vittorio Sgarbi. L'incendio mi ha ispirato nella creazione di un grande angelo, con superfici corrose, "scrostature" pisane che rivelano sorprese».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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