La protesta
BRACHETTI show
Francesca Moruzzi è la lettrice del Tirreno che ha accettato di recensire per noi lo show di Arturo Brachetti al teatro Verdi. Moruzzi fa l'avvocato da trent'anni, è sposata e ha una figlia, Federica,...
Francesca Moruzzi è la lettrice del Tirreno che ha accettato di recensire per noi lo show di Arturo Brachetti al teatro Verdi. Moruzzi fa l'avvocato da trent'anni, è sposata e ha una figlia, Federica, di 27 anni.
di FRANCESCA MORUZZI
In un teatro stracolmo di spettatori è stato rappresentato al Verdi il nuovo “one man show” di Arturo Brachetti dal titolo “Solo”. Solo per davvero e per oltre un'ora e mezzo ininterrottamente sul palcoscenico affiancato da un unico collaboratore camuffato che aveva il compito di introdurre le varie scene e di guidare visivamente gli spettatori, con una piccola telecamera, all'interno di una sorta di casa delle bambole, con le sue sette stanze, compresa quella dei segreti: la casa del protagonista, una casa senza luogo e senza tempo dove tutti vengono coinvolti e dove anche gli oggetti domestici prendono vita. Tutto lo spettacolo è una sintesi di stupore, cultura ed emozioni, in un susseguirsi di luci, colori, costumi e musica coinvolgente che non dà spazio ad alcuna distrazione.
Si viene catturati non solo dalla consueta meraviglia per la rapidità e la fantasia di quella cinquantina di trasformazioni del "mago" dal ciuffetto mai spettinato, ma anche dallo svolazzo tra un mondo e l'altro in cui si viene immersi: da quello delle fiabe popolato da improbabili Biancaneve e Cenerentole a quello della musica con una playlist dove una dietro l'altra si susseguono le imitazioni di tanti e svariati artisti, da Pavarotti a Michael Jackson, da Celine Dion a Lady Gaga e così via. Una miriade di personaggi realizzati con grandi costumi o addirittura di figure con nessun oggetto perché «con poco si può fare tanto, basta lasciarsi andare alla fantasia». E allora, via al mimo con tanto di effetti sonori al seguito.
Un fisico invidiabile, per i suoi sessanta anni portati da giovanotto che saltella qua e là come una libellula, senza peso. Già, senza peso, perché lui persino vola… Davvero mirabili alcuni numeri, come quello della sceneggiata napoletana in cui l'artista interpreta contemporaneamente 6 personaggi; quello in cui impersona le quattro stagioni; quello delle ombre cinesi che vanno ad affollare l'Arca di Noè e, a chiusura, la magia del sandpainting, e cioè l'arte di fare i disegni con la sabbia. Si vede che dietro l'allestimento dello spettacolo ci sono un grande studio e un grande lavoro frutto di una maniacale precisione, dalle parrucche ai costumi, a volte cuciti addosso come guanti, ma anche alle tecnologie, a cominciare da due formidabili raggi laser colorati e manovrati sapientemente per dilatarsi fino a riprodurre ideali gabbie, vetrate, teche o poliedri, che sembrano imprigionare il protagonista e dai quali egli può anche uscire con un salto.
E poi il video mapping, che è una tecnica di proiezione evoluta che trasforma ogni superficie proiettata in display dinamico, tale, in questo caso, da mutare lo sfondo teatrale in un cielo tempestoso o in una esplosione distruttiva in cui tutti gli oggetti coinvolti cominciano a roteare nel vuoto, più o meno interi, per poi precipitare e dove lo spettatore sembra quasi catapultato.
Sarebbe interessante poter dare un'occhiatina al back stage, forse uno spettacolo nello spettacolo, poiché, come dice lo stesso Brachetti, «io faccio gol, ma gli altri mi passano la palla», e che palla! Bravo Brachetti, bello spettacolo. Sono contenta di averlo visto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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