Gioco
La “legge” Normale contro la Carta? «No, così si rispetta»
Barone risponde al rettore di Firenze che aveva sollevato dubbi sulla regola che predilige le donne a parità di merito nei concorsi
PISA.
La nuova “legge” della Normale è incostituzionale secondo il rettore di Firenze? È contro la Carta prediligere un “genere” nella selezione dei docenti a parità di merito? Assolutamente no, anzi la Scuola Superiore di piazza dei Cavalieri ancora una volta potrà fare da avanguardia e apripista.
È il senso della risposta offerta dal direttore Vincenzo Barone a quanti, nei giorni scorsi, hanno mosso dubbi di incostituzionalità per la modifica approvata dal consiglio direttivo dell’ateneo d’eccellenza al regolamento che disciplina la chiamata dei professori. Un cambio di rotta che consente di dare una risposta ad un allarme lanciato proprio da Barone a fine novembre a Firenze, durante la presentazione dell’Istituto Ciampi. «Abbiamo 35 professori e soltanto 4 sono donne: è una situazione imbarazzante», disse Barone, annunciando di voler cambiare verso alla Normale. «Non si può andare avanti così, quando facciamo un concorso, a parità di risultati tra concorrenti, scegliamo la concorrente donna». E così, prima di Natale è arrivata la modifica all’articolo 9 al regolamento che disciplina la chiamata dei docenti, secondo cui d’ora in poi «la Scuola può dare preferenza al candidato/a appartenente al genere il cui numero di professori di ruolo della Scuola, nella fascia per la quale si procede alla chiamata, sia inferiore a un terzo del numero complessivo dei professori di ruolo della Scuola della medesima fascia».
«Quel provvedimento - spiega Barone - introduce il principio secondo il quale, a parità di merito tra due o più candidati, può essere data preferenza a quello o a quella appartenente al genere in quel momento in forte minoranza alla Scuola». Il prof inoltre ricorda «che è proprio la Costituzione, all'articolo 51, a sancire che "la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini" e per attuare il dettato costituzionale è in vigore una legge, la 198 dell’aprile 2006, che obbliga le amministrazioni ad adottare azioni positive per “l’inserimento delle donne nelle attività, nei settori professionali e nei livelli nei quali esse sono sottorappresentate, in particolare nei settori tecnologicamente avanzati e ai livelli di responsabilità”». Insomma, altro che “legge” contro la Costituzione, quella della Normale è semmai un viatico per la sua osservanza. La risposta di Barone è diretta soprattutto a Luigi Dei, rettore dell’Università di Firenze. «Ho delle perplessità sulla scelta della Normale - aveva dichiarato il rettore fiorentino a Repubblica - temo che quel provvedimento possa essere impugnato e considerato inconstituzionale». Ma Barone precisa: «Alla Normale, per il ruolo di professore ordinario, le donne sono ampiamente "sottorappresentate". Oltretutto il nostro ufficio legale ha lavorato in modo lungimirante, perché nel regolamento sulle assunzioni dei professori adesso non si menziona né l'uno né l'altro sesso, ma solo il genere in forte minoranza alla Scuola, e la modifica è fatta per prevedere ipotetici periodi in cui a essere preponderante potrebbe essere il numero di professori donna rispetto al numero di professori uomo. Non conosco l'anagrafica attuale degli altri atenei toscani, e sarei felicissimo se nessuno di essi avesse bisogno di adottare provvedimenti per promuovere le pari opportunità, così come richiesto dalla Costituzione e dalla legge italiana».
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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