Gioco
Picchia la compagna a pugni e bottigliate arrestato in flagranza
La donna aggredita e ferita alla stazione: prognosi di un mese Lui ha cercato di raggiungerla anche quando era in ambulanza
PISA. Brutale in una violenza scaricata addosso a quella che era o è stata la sua compagna. Un assalto all’apparenza senza motivo concluso con la vittima dell’aggressione a pugni e bottigliate ricoverata in ospedale con una prognosi di 30 giorni. E lui, l’autore del pestaggio, in carcere con l’accusa di lesioni, evasione e resistenza a pubblico ufficiale.
È successo di sera nell’atrio della stazione, quello dove si trova la biglietteria. Sono stati gli agenti della Polfer a bloccare Abdelmajid Loutfi, marocchino, 40 anni il primo gennaio. Un nordafricano senza fissa dimora che alterna il carcere agli espedienti che poi lo fanno tornare dietro le sbarre.
Cosa gli sia passato per la testa ancora gli investigatori non sono riusciti a chiarirlo. E anche Loufti, comparso in Tribunale per la direttissima, non è stato di grande aiuto. Di sicuro si è scagliato sulla donna, una quarantenne domiciliata a Livorno, anche lei anima inquieta di quel mondo borderline che gravita dentro e fuori le stazioni. Era arrivata da Livorno quando, appena entrata nel corridoio che dal primo binario porta all'atrio biglietteria, ha incontrato il marocchino. Le telecamere filmano l’incontro e la reazione selvaggia dell’uomo. Quando Loutfi vede la donna le sferra un pugno al volto e continuandola a colpire a suon di cazzotti la chiude in un angolo del corridoio tra il distributore delle bibite e la porta di accesso al binario.
Non è soddisfatto di aver piegato la sua compagna. Le toglie dalle mani una bottiglia e la usa come una clava. Colpi al viso e alle mani, alzate dalla donna per proteggersi, talmente forti da rompere il vetro. E lui niente. Continua ad accanirsi con una rabbia bestiale fino a che non se ne va lasciandola stesa sul pavimento. C’è un testimone che assiste alla scena e dà l’allarme. Due poliziotti si prendono cura dell’aggredita con il volto segnato dal sangue, altri vanno alla ricerca del picchiatore. «È stato il mio compagno a picchiarmi, abbiamo una relazione da circa un anno e conviviamo saltuariamente. Non so perché lo ha fatto» dice in un soffio di dolore la quarantenne livornese. Loufti fuori di sé non si allontana dalla stazione. Quando vede l’ambulanza inviata dal 118 si avvicina e cerca di nuovo di saltare addosso alla donna. È in quel momento che viene bloccato dalla Polfer e portato in ufficio dove prosegue il suo show fatto di insulti, minacce e poi calci, pugni e testate alla porta della stanza. Gli agenti devono ammanettarlo per farlo placare. Le immagini della videosorveglianza sono eloquenti. La versione dell’assalita viene confermata. In più c’è un testimone e sul luogo del pestaggio ancora i cocci di vetro insanguinati misti ai capelli della donna. Il marocchino, un curriculum penale infarcito di denunce e condanne, era anche sottoposto alla misura cautelare dell'obbligo di presentazione ai carabinieri di Cascina. Un reato, quella dell’evasione, contestato in aggiunta alle lesioni e alla resistenza. Dopo la convalida dell’arresto il giudice Pietro Murano (pm onorario Vincenzo Molinaro) ha disposto per Loufti l’arresto in carcere.
Pietro Barghigiani
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