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Daspo di piazza annullati dal Tar
Accolti tre ricorsi, i giudici: non dimostrata la pericolosità in eventi sportivi. Gli scontri a novembre 2015
PISA. Assenza di legami con eventi sportivi e, soprattutto, non dimostrata la pericolosità in contesti di sport.
Il Tar accoglie tre ricorsi presentati da chi era stato colpito dai “Daspo di piazza”, i provvedimenti emessi dalla questura con i quali venivano vietati l’accesso a stadi o impianti sportivi anche a chi era stato denunciato per aver preso parte a cortei o manifestazioni politiche. Era successo nel novembre 2015. La sera del 14 c’era stata una contestazione davanti al Comune per il problema degli alloggi pubblici. Cariche delle forze dell’ordine e scontri sotto il porticato. Poi il 15 “Pisa non si Lega”, la reazione organizzata sui lungarni a un comizio delle camicie verdi in piazza della Berlina. Poliziotti feriti (uno svenne al Ponte della Fortezza dopo essere stato colpito al petto), manganellate di allontanamento e qualche cura al pronto soccorso. Oltre alle denunce, la questura percorse anche la via amministrativa. Di qui l’etichetta di “Daspo di piazza”. Si vieta l’accesso a luoghi in cui si fa sport, in special modo lo stadio Anconetani, anche se il comportamento che viene “sanzionato” ha avuto tutt’altro contesto. Due dei ricorsi accolti riguardano i tafferugli sui lungarni, il terzo per l’episodio della sera prima sotto il Comune. I legali che hanno assistito i tre ex daspati sono Ezio Menzione, Tiziano Checcoli e Gianna Fiaschi.
«I provvedimenti in discussione si basano sul fatto che i ricorrenti sarebbero assidui frequentatori della curva Nord dello stadio di Pisa quali sostenitori della locale squadra di calcio, ma nessuno degli elementi istruttori versati in atti mostrano la fondatezza di questa asserzione – si legge in un passaggio della sentenza di annullamento –. Cade così uno dei presupposti dei provvedimenti la cui emanazione non può trovare giustificazione in quanto gli odierni ricorrenti non manifestano alcuna pericolosità sociale nell'ambito delle competizioni sportive, per il semplice fatto che non è dimostrata la loro assidua frequentazione alle medesime. Il Daspo è finalizzato a prevenire lo svolgimento di fatti di violenza nell'ambito delle manifestazioni sportive e non si capisce, quindi, perché venga inibito a ricorrenti di frequentarle se non è provato che essi le frequentino». Dopo le sentenze del Tar, altri cinque “daspati” chiederanno al prefetto la revoca del provvedimento.
Pietro Barghigiani
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