Gioco
Il sogno infranto, per Simone il gospel resterà un tabù
Tenta per due volte il provino per entrare nel coro ma a causa della sua disabilità non riesce a superarlo
PISA. Un bicchiere che cade per terra. Per la maggior parte di noi sarebbe solo rumore. Simone invece sa riconoscere la nota che fa, dove lo spigolo pizzica il pentagramma prima di infrangersi in tanti pezzi. Orecchio assoluto. "Orecchio però, non la voce". Colpa degli spasmi, ce li ha fin da piccolo. Il diaframma non tiene, dopo qualche secondo la nota vibra, si sfrangia, deraglia, sbalzata fuori dalla melodia. Ma che importa. Un giorno. Basterebbe un giorno qui accanto a lui che se ne sta con le mani arpionate al piano, lo sguardo verso il soffitto ad esercitarsi e a cantare per capire quanto valga la musica per questo ragazzo.
«È un ragazzo di 22 anni, disabile certo, non lo neghiamo - dice il padre, Stefano - ma studia musica e pianoforte da anni, e nel 2015 è entrato nelle Voices of Heaven. Si chiama così: voci del paradiso, un coro gospel». Un ensemble con scopi benefici, impegnato in ambito sociale. Tiene concerti e il ricavato lo devolve in beneficienza, anche ad associazioni che si occupano di accoglienza e integrazione dei portatori di handicap come Agbalt e Unitalsi. In città un’eccellenza. «Eppure mio figlio l'hanno cacciato, hanno tradito la loro missione», dice Stefano.
Stop. Fermi un attimo. Questa storia non ha un buono e un cattivo, un vinto o un vincitore. Ma è la storia di Simone, e sembra quasi un paradigma di quanto spesso due mondi, quello dei "normali" e dei "diversi", possano non riuscire a comprendersi, per quanto ognuno di essi si sforzi di farlo, di quanto basti poco, un battito d'ali, una frase non detta, una piccola concessione, l’insuperabile cecità di un amore genitoriale per spezzare i sogni di un ragazzo e il cuore di chi fino a lì ha cercato di aiutarlo e non di chiudergli porte in faccia. Stefano è un padre ferito, arrabbiato, forse perfino annebbiato. Non ha accettato un verdetto, l'ultimo con cui il direttore del coro ha comunicato alla famiglia che Simone non aveva superato il provino per diventare un concertista ufficiale e quindi non avrebbe potuto fare più parte del coro.
Simone è nato prematuro, un'intelligenza come le altre (studia giurisprudenza), il fisico no. Le lesioni cerebrali l'hanno dimezzato, costretto sulla sedia a rotelle: eppure lui ha sempre cercato pienezza. Musica e canto sono le sue bussole, Freddie Mercury il suo mito. L'audizione si tiene il 21 novembre scorso, due giorni prima del concerto al Verdi, con cui il Voices of Heaven celebra la nuova edizione del Gospel festival. È la seconda volta che la sostiene da quando è entrato nell'ensemble, a primavera 2015. Ci ha già provato una volta nel novembre del 2015, ma nemmeno lì è risultato idoneo. «In realtà - spiega il direttore Sandro Macelloni - non è mai entrato a far parte del coro, è riuscito a superare soltanto un'audizione per accedere alle prove». Per il direttore riannodare i fili di questo racconto non è meno doloroso di quanto lo sia per la famiglia: «Sono stato l'insegnante di piano di Simone per cinque anni. Per me quel ragazzo non è solo un semplice allievo. Fu la madre a chiedermi di poter far provare Simone. Non chiusi la porta. Non lo faccio mai con nessuno. Alcune delle colonne del coro di oggi, anni fa erano voci disastrose. Così fece il provino per accedere alle prove e lo superò, ma non è mai riuscito a fare il salto di qualità».
Quello che invece l'assemblea dei soci decide di far fare al coro nell'estate 2015. «Siamo un'associazione culturale che si occupa di musica, e che ha deciso di devolvere quello che ricava in beneficienza, ma non siamo attrezzati per fare integrazione o accoglienza dei disabili, non abbiamo le competenze», dice la presidente Francesca Angiulli. Dunque, Simone viene trattato da pari. Come del resto vogliono i suoi genitori, anche se oggi chiedono un trattamento speciale. Dopo il provino del novembre 2015, lui e altri componenti "bocciati" vengono comunque ammessi a partecipare al festival organizzato dall'associazione al Palacongressi. Per Simone si realizza un sogno. Può cantare dal vivo, da un palco vero. «Ma non fu una concessione fatta soltanto a lui - dice Macelloni - Altre nove persone si esibirono sapendo che per poter continuare ad essere concertisti avrebbero dovuto prepararsi duramente e superare di nuovo il provino. Nessuno si è più presentato». «Temiamo anche che l’immagine di un disabile fosse diventata scomoda per un coro che vuole “vendere” la sua bravura», dice Stefano. «Assurdo - ribatte Macelloni - in passato ha fatto parte del coro un persona nelle stesse condizioni, ha lasciato spontaneamente».
Ma non si poteva immaginare che, date le sue condizioni, Simone non avrebbe comunque potuto migliorare? La famiglia non poteva essere messa subito di fronte alla realtà? «I genitori sono stati molto pressanti - dice Macelloni - In onestà io provai a dire che non credevo che ci sarebbe riuscito, ma non potevo esserne certo. Con lo studio, forse, sarebbe potuto migliorare. Io non potevo aiutarlo a farlo, e per ragioni di conflitto di interessi e perché non ne sarei stato capace, non ne avevo le competenze. So insegnare il piano a un disabile ma non il canto. Serviva un’insegnante specializzata. Ma dal gennaio 2016 io non ho più risentito Simone, si è ripresentato solo a fine novembre. E la sua voce era la stessa di un anno prima».
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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