Toscana
«Contente no, soddisfatte sì»
Le cugine commosse dopo la condanna. L’abbraccio con Gozi: «Grazie»
PISA. «Non si può essere contente. Soddisfatte sì. Perché per la prima volta un Tribunale sentenzia che Roberta è stata uccisa dal marito. Resta in tutta la sua evidenza una vicenda dolorosissima».
Giovanna Alpini con la sorella Sonia è il ramo pisano della parentela Ragusa. Presenti in aula, alla lettura del verdetto, anche le cugine romane Maria Ragusa e Marika Napolitano e un altro cugino lucchese.
«È stata una sentenza coraggiosa, importante – prosegue Giovanna –. Ripeto, il dolore per questa storia resta immutato, ma almeno ora nessuno potrà più dire che Roberta si trova in qualche località al sole».
È una commozione liquida quella che si legge negli occhi delle cugine, convinte a costituirsi parte civile (avvocati Enrico Maria Gallinaro e Gaetano Turcio) per un ostinato desiderio di giustizia sulla sorte di Roberta. Lo stesso impegno messo dall’associazione Penelope, di cui l’avvocato Nicodemo Gentile è il referente toscano: «È un giorno comunque triste. C’è, però, una sentenza che rende giustizia Roberta».
C’erano al tempo dei cortei in occasione degli anniversari per la scomparsa dell’imprenditrice di Gello. Ci sono sempre state in tv e negli appelli alla stampa per chiedere di non spegnere i riflettori su un mistero che da dramma familiare è diventato un caso giudiziario nazionale.
«Ora c’è poco da dire, risentiamoci alla fine» avevano detto all’ingresso, poco prima delle 9. La sentenza dà la stura a un’emozione composta nei gesti, ma carica di sentimenti che si traduce in lacrime e abbracci. Scendono dal primo piano del palazzo di Giustizia e la ressa di telecamere e giornalisti quasi le stordisce. Pochi istanti di assalti per un commento e le idee vengono riordinate.
Le due cugine romane si fermano nel piazzale interno del Tribunale. Maria ha gli occhi umidi e trattiene un pianto che non è di gioia. C’è una persona che manca, sparita nel nulla. Non si può essere felici. Consapevoli sì. Ora sanno a chi attribuire la scomparsa di Roberta. Lo sono dopo il verdetto, le cugine mai dome nella ricerca della verità.
«Alla parola condanna il primo pensiero è stato per Roberta» dicono Marika e Maria.
Incontrano nel piazzale interno Loris Gozi, il giostraio che il destino ha trasformato nel superteste le cui dichiarazioni erano alla base delle accuse e che solo le motivazioni della sentenza chiariranno se sono state anche il pilastro a sostegno della condanna. Si abbracciano. «Grazie» gli sussurra all’orecchio Marika Napolitano. Gozi ricambia, commosso. Altro abbraccio con Maria Ragusa. «Ho sempre detto la verità, l’ho fatto per la signora Roberta» sembra quasi voler spiegare il suo gesto il sinti che ha sempre giustificato il ritardo nel mettere a verbale il suo racconto (episodio a gennaio 2012, dichiarazioni a ottobre) con la diffidenza del suo ambiente per le forze dell’ordine. L’ha pagata con l’isolamento la sua scelta.
Giovanna Alpini esce dal Tribunale con una certezza: «La sentenza ci dice che Roberta è stata uccisa dal marito. Sentire quelle parole è stato molto duro».
Nel verdetto come pena accessoria c’è l’interdizione in perpetuo della potestà genitoriale per Logli.
«Pensiamo ai due ragazzi – concludono Marika e Maria – che hanno perso la madre. È una tragedia doppia per i figli con una mamma uccisa e il papà condannato per averla ammazzata».
Pietro Barghigiani
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