Gioco
COLPEVOLE
di CANDIDA VIRGONE Empatia. Una parola che da cinque anni mi perseguita. Perché prima di essere una giornalista mi sento una mamma e, da quando la donna al centro di questo giallo, Roberta Ragusa, è...
di CANDIDA VIRGONE
Empatia. Una parola che da cinque anni mi perseguita. Perché prima di essere una giornalista mi sento una mamma e, da quando la donna al centro di questo giallo, Roberta Ragusa, è scomparsa, il pensiero dei sentimenti e delle emozioni dei suoi figli è stato, per me, una costante dolorosa che mi faceva, costantemente appunto, calare nei loro panni. Quando la mamma è sparita, dalla sera alla mattina - è proprio il caso di dirlo - la femmina aveva dieci anni, il maschio quindici compiuti da un mese e mezzo. Cosa hanno provato nel trovarsi di fronte ad una storia molto, molto più grande di loro? Come hanno vissuto in questi anni? Come sono cresciuti nell'alternativa fra la scomparsa misteriosa, l'abbandono inaccettabile e il sospetto di un orribile delitto, tre ipotesi che comunque li privavano del bene più prezioso, l'amore che solo una madre può dare? Oggi il maschio ha appena compiuto vent'anni, lei è una signorina che a giugno spegnerà quindici candeline e il suo sarà il quinto compleanno senza la mamma, così attenta e premurosa. In mezzo cinque anni di vita privati di lei, sentendosi forse traditi dalla baby-sitter che praticamente stava con loro da una vita e che era una persona di famiglia, andando avanti, giorno dopo giorno, nel disperato bisogno di credere all'innocenza dell'unico vero affetto rimasto, un padre praticamente sotto inchiesta a tutto tondo, sia a livello giudiziario che mediatico, con una vita costantemente sotto i riflettori.
Questa sentenza - che comunque ha tenuto conto di un quadro indiziario pesante e di contraddizioni inaccettabili e inesattezze poco credibili - ci consegna una delle verità possibili ma mette fine all'ultimo disperato baluardo in cui potevano credere, il loro papà, Antonio, e li lascia soli di fronte alla vita, con un fardello già pesante da portare, ma che è destinato ancora a crescere di fronte ad un obbligo di dimora ed un'interdizione - perpetua ma per ora: sono le contraddizioni giuridiche - della potestà genitoriale. Se è vero, ed io credo che sia vero, che le difficoltà temprano, che il dolore rende più forti, che una strada da subito in salita ti rende impenetrabile di fronte alle durezze della vita, questi ragazzi potranno anche forse diventare delle rocce, ma con delle fragilità dentro l'anima che rimarranno per sempre, scolpite da un'esperienza terribile, quella di non sapere che fine ha fatto il centro del loro affetto, dei loro sogni e del loro futuro, di convivere con il tradimento di chi avrebbe dovuto proteggerli, e di subire un altro abbandono, forzato, di tutto quello che gli restava. La speranza è che in loro stessi e in chi gli vuol bene e gli sarà accanto - i nonni, gli zii, i parenti della mamma - possano trovare il sostegno e la determinazione per andare avanti, fieri della loro forza, e capaci di ricevere tutto l'amore di cui hanno bisogno.
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