Gioco
Superteste inaffidabile e poi diteci dov’è il corpo
PISA. L’assenza del corpo è un elemento che incide. Ma non viene ritenuto poi così fondamentale. Quello che per la difesa non può essere sufficiente per dare vent’anni ad Antonio Logli è la...
PISA. L’assenza del corpo è un elemento che incide. Ma non viene ritenuto poi così fondamentale. Quello che per la difesa non può essere sufficiente per dare vent’anni ad Antonio Logli è la testimonianza di Loris Gozi. Un racconto che per l’avvocato Roberto Cavani non ottiene alcun riscontro con le dichiarazioni di Silvana Piampiani dichiarata, con perizia medica, persona non capace di sostenere una testimonianza in aula. È lei che dice di aver visto Logli sul ciglio di via Gigli mentre pulisce in terra in un orario compatibile con lo scenario fornito dal giostraio che vive a poche decine di metri.
«Gozi? Non credibile. Roberta è stata uccisa? Diteci come e dove si trova il corpo. Gli altri testimoni? Non affidabili».
Cavani mette in fila le incongruenze del superteste Gozi che, a ottobre a distanza di 9 mesi dai fatti, sostiene di aver visto Logli in auto a mezzanotte e mezzo in via Gigli. Mentre Antonio ha sempre detto di essere andato a letto a mezzanotte (anche se alle 00,17 telefona a Sara) e di essersi svegliato alle 6,45 senza Roberta nel letto. Loris riferisce anche di averlo visto litigare con una donna («sono sicuro all'80 per cento») prima di farla salire in auto a forza intorno alle una. Ma Gozi in una prima versione aveva indicato altri orari. L’avvistamento di Logli su una Citroën intorno alle una e 15 circa e solo in un secondo momento si corregge mettendo a verbale l’orario dell’incontro alle 00,30 e su un’altra auto, la Ford Escort Station Wagon di Logli.
«Gozi disse ai carabinieri e poi al pm di aver visto la prima volta un uomo alla guida di una Citroën – rimarca Cavani –. Nell'ultima versione, invece, il primo presunto incontro è quello su una Ford Escort».
Versioni diverse quelle rese dal teste che alla lunga è rimasto fedele all’ultimo racconto.
«Non ho detto tutto e subito perché non volevo avere a che fare con i carabinieri, mi scuso per questo» è sempre stato il ravvedimento di Gozi invocato come un perdono per non essersi mosso con una tempestività che ora viene usata come un suo punto debole.(p.b.)
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