Il Tirreno

Pisa

«Le primarie? Rischio di troppe divisioni»

di Francesco Loi
«Le primarie? Rischio di troppe divisioni»

Strigliata ai segretari Lari e Viale: si facciano sentire di più

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PISA. «È un momento difficile per il Pd, soprattutto a causa delle divisioni interne. Credo che dobbiamo fare uno sforzo per lavorare tutti insieme. Diventa importante a livello locale recuperare una risposta credibile perché alla fine il nazionale è anche la somma di tante forze locali. Che sono state un po' dimenticate nell'ultimo periodo perché eravamo concentrati sulle riforme e su problemi ad ampio spettro. Ma in realtà il Partito democratico ha bisogno di tanti partiti locali molto forti perché i cittadini alla fine vedono quello che succede nel proprio comune, nel proprio territorio».

Così Maria Chiara Carrozza, deputato Pd, già rettore della Scuola Sant'Anna e ministro dell'Istruzione, scienziata e docente di bioingegneria industriale. Le sue riflessioni vanno a toccare l'essenza dem pisana, mentre in città sembra aumentare il numero di coloro che vedrebbero di buon occhio una sua candidatura a sindaco per il post-Filippeschi, in un mix di continuità-discontinuità. Ma la corsa sarà lunga.

Onorevole Carrozza, la sua è una voce critica rispetto all'attualità (e alle prospettive) del Pd…

«Non voglio essere solo critica, vorrei essere anche costruttiva. Ho visto e vedo che i miei colleghi parlamentari e i consiglieri regionali si danno da fare. Non si può dire che siano assenti, tutt'altro. Anzi, c'è forse un problema di contendersi, perché siamo tanti, lo spazio pubblico. Forse quello che manca è un po' di coordinamento. Tendono ad emergere le varie personalità e non una proposta collettiva. In prospettiva, verso le amministrative, bisogna tirare le fila di così tante individualità. Ci vuole una proposta coordinata, a mio avviso non si può continuare così».

Il suo sembra un messaggio con destinatari precisi…

«Detto molto chiaramente, ritengo che il partito locale, sia a livello cittadino che provinciale, debba essere più incisivo. Se si prendono responsabilità vanno prese fino in fondo ed operare un coordinamento tra i tanti eletti, che hanno le loro forti personalità e i loro incarichi nazionali importanti. Il partito deve riuscire a tenere testa a queste personalità. Questo vuol essere un incoraggiamento a Viale e Lari a farsi sentire di più: ce n'è bisogno».

Considera le primarie per la scelta del candidato sindaco un passaggio obbligato o un rischio troppo alto pensando al precedente di Cascina?

«Primarie come quelle di Cascina a Pisa non farebbero bene. Da statuto sarebbe meglio farle. Però in momenti di difficoltà temo primarie divisive, che rischiano di diventare una sorta di Pd contro se stesso, soprattutto se dalle altre parti avremo candidature forti».

Qual è allora il suo consiglio o il suo auspicio?

«Auspico un confronto sui programmi, con un'analisi onesta di quello che funziona e di quello che si può fare meglio. Il discorso del sindaco in occasione degli auguri di Natale mi sembra abbia messo in luce le cose che sono andate bene, che sono tante. Ma poi, per avere una proposta politica, bisogna trasformarla attraverso un confronto con i cittadini e con la realtà. A me piace sintetizzarla così: un robot per funzionare bene deve avere anche il riscontro con l'ambiente, il feedback. In pratica, dobbiamo capire i cittadini da Putignano fino a Marina cosa desiderano. Non so se le primarie siano lo strumento giusto. Vorrei sapere cosa ne pensano i nostri segretari, in particolare quello cittadino: cosa vuol fare?».

Teme il malcontento diffuso, il populismo, il rischio di una sconfitta per il centrosinistra dopo decenni di governo cittadino?

«Non è che ci sia un malcontento verso l'amministrazione o il sindaco. Più che altro c'è una preoccupazione sulla sicurezza in città. Su questo c'è molta sensibilità. Poi il rapporto tra il centro e le periferie, il decoro urbano. Inoltre, occorre dare nuovo impulso all'economia reale, si avverte un impoverimento progressivo. Sono i tre fattori dominanti quando parlo con la gente. Possiamo vincere o perdere se sappiamo dare una risposta convincente su questi fronti, senza cullarci sugli allori di quello che abbiamo ottenuto, che pure è tanto. È chiaro che il sindaco non può fare tutto. Ma questo ci viene chiesto e a questo dobbiamo dare una risposta».

Di fronte ad una sfida così impegnativa, lei, come da più parti si dice, darebbe la sua disponibilità ad una candidatura a sindaco?

«A priori direi di no. Non ci sto pensando e non so neanche se sono la persona giusta per dare la risposta politica su questi temi. Bisognerebbe discuterne, parlarne, capire meglio. Ho l'impressione per ora di un toto-nomi. Certamente ci sarà da stare molto attenti al candidato o alla candidata perché la sfida sarà molto, molto più difficile che in passato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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