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Pisa

Il cervello in fuga che mette in onda l’Italia a Londra

di Sharon Braithwaite
Il cervello in fuga che mette in onda l’Italia a Londra

Filippo Baglini, 43 anni, da Pontasserchio ha fondato una radio web in Inghilterra

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SAN GIULIANO TERME. Venticinque lustri dopo la geniale invenzione di Guglielmo Marconi, un altro fisico e imprenditore italiano ha lasciato un'impronta nel mondo delle telecomunicazioni. Nel 2014 Filippo (Philip) Baglini, nato a Pietrasanta 43 anni fa e cresciuto a Pontasserchio (frazione di San Giuliano Terme), ha fondato LondonONEradio, la prima radio italiana indipendente della capitale.

Ha sede in Gran Bretagna, ma non a Helston - dove grazie a Marconi partì il primo segnale radio verso l'Atlantico -, bensì a Londra, la quinta città "italiana" dopo Roma, Milano, Napoli e Torino. Secondo i dati del consolato generale d'Italia, nel 2015 gli italiani nella capitale britannica erano circa 250.000. E il numero è in crescita.

Baglini, com'è nata l'idea di fondare LondonONEradio?

«Mi sono laureato all'Università di Pisa in Fisica nucleare, ma il giornalismo mi ha sempre appassionato. Ho iniziato a scrivere fin da ragazzino. Finché ho potuto, ho coltivato questa passione. Dopo un'esperienza al Cern di Ginevra, che mi ha permesso di coronare il mio sogno, ho deciso di studiare giornalismo. Ho seguito qualche corso a Pisa, poi al Guardian. Vivo stabilmente a Londra dal 2008 e nonostante la sua forte presenza, la comunità italiana non aveva una radio propria».

Per questo ha deciso di fondarla?

«Ho iniziato col magazine "Italoeuropeo" e poi con la web radio, che è la prima interamente italiana che non si appoggia alle frequenze di un'altra emittente. Scienza e comunicazione, due interessi non lontani e uniti ancora una volta da un italiano. Ritengo che non ci sia differenza tra il fisico nucleare che indaga sulle particelle e un giornalista che investiga su fatti e persone. Lo spirito è lo stesso e alla base c'è una profonda passione per la comunicazione. Il grande pisano Galileo Galilei è stato il primo grande comunicatore nella scienza. Durante un corso che ho fatto alla Bbc, ho approfondito la storia di Radio Londra: in pratica la Bbc, nel 1940, dava uno spazio di un'ora ai vari Paesi tra cui l'Italia. Non è un caso se nel mio studio sono appese due foto: quella di Marconi e del cosiddetto "generale Buonasera", che durante la guerra leggeva i bollettini».

A proposito di Marconi, lo sa che la stazione di Coltano cade a pezzi?

«È un vero peccato. Potrebbe essere una meta culturale per gli studenti e non solo. Marconi fondò un'azienda proprio a Londra e il primo segnale radio lo mandò dalle coste britanniche. Egli è un esempio per tutte le radio del mondo ed è anche uno dei fondatori della Bbc. Forse c'è un'attenzione maggiore all'estero che in Italia. Gli inglesi hanno un enorme rispetto per lui. Nel 2017 vorrei intervistare sua nipote che vive a Roma».

Quante persone lavorano per LondonOneRadio?

«La web radio è a pieno regime da un anno e mezzo e vi lavorano 15 persone: un team giovane formato da inglesi e stagisti anche italiani. Gli ascolti sono in crescita, circa 700 in più alla settimana. Dal 2017 coprirà tutta la Gran Bretagna, grazie ad un accordo con Sky. LondonOneRadio riporta le notizie da Londra e non solo: per esempio, abbiamo seguito la Brexit, approfondito il referendum costituzionale italiano, forniamo consigli a chi vuole vivere un'esperienza a Londra e offriamo opportunità di stage ai ragazzi. Insieme al magazine Italoeuropeo è una palestra per chi vuole affacciarsi nel mondo del giornalismo scritto e radiofonico. Promuoviamo giovani talenti musicali provenienti da tutto il mondo. Abbiamo anche ospitato artisti del calibro di Ennio Morricone, Zucchero Fornaciari e Laura Pausini. Il progetto è patrocinato dal consolato italiano di Londra e da alcuni imprenditori italiani che qui lavorano. LondonOneRadio è un ponte tra l'Italia e la Gran Bretagna. La casa virtuale degli italiani nel mondo».

Baglini, lei si ritiene il il classico "cervello in fuga"?

«In un certo senso sì: ho investito la mia creatività all'estero. Ma ho sempre voluto trasferirmi oltremanica. A Londra c'è un'altissima competizione, a partire dalla metro la mattina. Le sfide sono all'ordine del giorno. E se riesco ad affrontarle lo devo senza dubbio alla mia formazione universitaria e alla mia crescita a Pontasserchio, circondato dalla natura. Di sicuro quello che sto facendo qui non avrei potuto farlo in Italia. Io sono partito da zero. La Gran Bretagna dà la possibilità di realizzare i propri progetti e di raggiungere i propri obiettivi».

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