Toscana
I detenuti studiano da cuochi
Inaugurato al carcere Don Bosco il primo corso della scuola alberghiera
PISA. Inaugurato ufficialmente al “Don Bosco” il primo percorso di scuola alberghiera in carcere che consentirà ai detenuti di conseguire la qualifica professionale prevista dal ministero. In realtà, per una ventina di detenuti la campanella suona già da metà settembre: per loro i corsi, almeno per la parte teorica, sono già iniziati.
Invece per la parte pratica, la cucina ed i laboratori, concepiti del tutto simili a quelli del’istituto Matteotti, è prevista l’attivazione a febbraio, una volta terminato l’allestimento di un’aula ex novo.
L’iniziativa è stata salutata con soddisfazione dal direttore del carcere, Fabio Prestopino; dal preside dell’istituto alberghiero Matteotti, Salvatore Caruso; e dal provveditore agli studi Luigi Sebastiani. E’ intervenuta anche l’onorevole Maria Chiara Carrozza, tra gli artefici di questo progetto.
«Abbiamo avviato il tutto verso la fine del 2015 insieme al professor Caruso - ha spiegato il direttore del carcere Prestopino - poiché abbiamo intravisto le condizioni favorevoli per realizzare il progetto. A fine agosto del 2016 però ci siamo scontrati con qualche intoppo, superato grazie all’interesse dell’onorevole Carrozza, del consigliere regionale Andrea Pieroni e del provveditore Luigi Sebastiani».
«Il successo di questo progetto si deve alla rete spontanea di istituzioni che ha aderito con entusiasmo. La Cassa delle Ammende - ha aggiunto Prestopino - ha poi finanziato l’acquisto di fornelli, tavoli da lavoro e tutte le attrezzature necessarie».
Per ora il corso di scuola alberghiera è destinato solo alla popolazione maschile del carcere. Le regole della struttura al momento non consentono di allargare ulteriormente la partecipazione. «Con il direttore Prestopino - ha detto il preside del Matteotti Caruso, indiscusso motore dell’iniziativa - abbiamo pensato di istituire un corso di istruzione secondaria, che mancava nella casa circondariale di Pisa, in grado di dare accesso as un mestiere spendibile fuori di qui».
«Ho sostenuto il progetto cercando di mettere in comunicazione le persone coinvolte - ha commentato l’onorevole Carrozza -. Ci ho creduto fin da subito, senza neanche conoscere troppi dettagli. I detenuti hanno bisogno di prospettive concrete di lavoro, di strade percorribili. Da ministro - ha ricordato Carrozza, che si è intrattenuta a parlare con gli studenti/detenuti del corso - ero già stata nel carcere di Volterra per consegnare alcuni diplomi scolastici». E poi, rivolta agli iscritti: «Imparare un mestiere non può che rappresentare un’ottima iniziativa - ha detto - e il vostro sarà anche uno tra i lavori più creativi. Date gambe a questo progetto, mi piacerebbe venire a cena in uno dei vostri ristoranti».
Il provveditore Sebastiani ha incoraggiato il gruppo di studenti già incontrati all’inizio del corso al Don Bosco. «A voi occorrono buoni esempi - ha detto - soltanto da un sistema nascono belle realtà come questa. Nell’auspicare l'apertura di altre attività, ricordate che per andare veloci bisogna essere da soli, ma per andare lontano dovete essere in compagnia. Sono certo che il vostro esempio farà da traino per altre persone».
Il primo corso per addetti ai servizi alberghieri durerà cinque anni, al termine dei quali gli studenti potranno sostenere l’esame di Stato. Il corso ha carattere modulare: finora sono state studiate le materie dell’area comune previste dall’ordinamento didattico per gli istituti alberghieri. Dal nuovo anno i detenuti studieranno le materie di indirizzo: cucina, sala-bar, accoglienza turistica e scienze degli alimenti.
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