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Boccadarno, lo “sconto” del Comune

Boccadarno, lo “sconto” del Comune

Il consigliere Auletta (Ucic): «Anziché chiedere 4 milioni l’ente si accontenta di circa 500mila euro»

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PISA. Uno "sconto" milionario, fidejussioni "tossiche", rateizzazione dei pagamenti e un mancato introito di milioni e milioni di euro nelle casse comunali. Che si materializza «attraverso il ricatto del fallimento di una società privata, la Boccadarno Porto di Pisa spa, al Comune», accusa Ciccio Auletta, capogruppo di Una città in comune-Prc, che denuncia la nuova "linea" che la giunta vorrebbe adottare per recuperare le risorse (circa 4 milioni di euro e altri 4 dovuti alla Gea, società in liquidazione controllata per oltre il 90% dal Comune) per l'acquisto di terreni di proprietà comunale da parte della società che ha realizzato il porto.

«L'intenzione - prosegue Auletta - è di chiedere solo l'indennità di occupazione delle aree (e per di più solo di una parte) e non più l'acquisto dei terreni, come invece previsto dalla convenzione, "vista la situazione patrimoniale delle società coinvolte"». L'intenzione sarebbe quella di "rivendicare" l'indennità di occupazione delle sole aree effettivamente occupate (circa 7.300 mq) per circa 117.000 euro annui (per 4 anni e mezzo).

Un eventuale "sconto" che secondo Una città in comune-Prc «sarebbe uno schiaffo al consiglio comunale che nel dicembre 2014 ha approvato un ordine del giorno in cui si dava mandato al sindaco e alla giunta di intraprendere tutte le iniziative necessarie per incassare dalla società le indennità di occupazione e il rispetto delle obbligazioni contrattuali: l'acquisto delle aree per un valore di circa quattro milioni di euro». Al mancato incasso, si aggiunge la richiesta di rateizzazione del canone per la concessione demaniale marittima (circa 500.000 euro) inoltrata a maggio al Comune. «La società, dopo aver completato un'immane opera di bonifica delle aree interessate e dopo aver realizzato ed avviato il porto turistico e le relative infrastrutture, a causa della crisi che ha colpito l'economia in generale e in particolare i settori dell'edilizia e della nautica non è stata in grado, per mancanza di fondi, di realizzare la parte speculativa dell'investimento - costruzione e vendita di case e negozi - e così rientrare del proprio investimento e quindi si è trovata in uno stato di totale stallo finanziario», scrive l'amministratore delegato della Boccadarno nella missiva con la quale sollecita di rateizzare «il debito scaduto», che il Comune chiede all'Agenzia del Demanio di accordare per evitare «l'alternativa», costituita dal «fallimento». «Boccadarno - conclude Auletta - è una delle società che ha depositato fideiussioni tossiche in cambio dei permessi a costruire. Ciò permette alla società di usare il "ricatto" del fallimento: il Comune non è tutelato dalla garanzie delle fideiussioni». (d.r.)

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