Toscana
Disabile e indifeso, gli rubano i soldi della merenda
Pisa, si è spaventato e ha consegnato il borsello. Il babbo: «Assurdo approfittarsi così di lui»
PISA. Per l’anagrafe sono 24 anni. Ma lui, Marco (nome di fantasia) conserva ancora la purezza di chi si è appena affacciato alla vita e quella data sulla carta d’identità è solo un dettaglio burocratico. Il suo mondo è altro. E non contempla la cattiveria del prossimo. Quella che ha dovuto subire ieri mattina mentre stava andando a piedi al centro Asl di piazza Toniolo a Pisa. C’è chi si è approfittato della sua malattia. Lo ha avvicinato intorno alle 8.30 in via Croce e dopo averlo fermato gli ha chiesto: «Fammi vedere cosa ti ha dato la mamma». Marco aveva un borsello a tracolla. E nella sua docile ingenuità lo ha aperto. Dentro c’erano cinque euro che la madre gli aveva consegnato per comprare la merenda al centro. «Gliele ha prese per poi fuggire», racconta il papà del giovane che, disturbato per quel che è capitato al figlio, ha scritto sulla bacheca Facebook di Marco: «Ciao sono... (nome autentico del ragazzo) ho la sindrome di Williams e stamani mentre mi recavo al centro mi hanno derubato di cinque euro in via Benedetto Croce intimandomi di aprire il portafoglio. Io sono un tipo solare e sorrido sempre ma questa mattina ho avuto paura».
Il giovane, derubato, ha proseguito a piedi verso piazza Toniolo e una volta arrivato si è confidato con i responsabili della struttura che hanno subito telefonato ai genitori. «Purtroppo mio figlio non è stato in grado di descrivere bene quella persona – prosegue il papà –. Di sicuro non era di colore. Non ha saputo dire se italiano o straniero. Era molto scosso, turbato per l’episodio». Su Facebook la solidarietà per Marco ha collezionato decine di interventi appassionati. Una professoressa ha scritto: «Sono stata una sua insegnante alla scuola media. È un ragazzo speciale, dolce, socievole, sempre positivo e sorridente. Ha bisogno del sostegno degli altri che lo considerino e lo coinvolgano. Poi lui restituisce gioia, affetto, amicizia. È un ragazzo bello fuori e bello dentro. Ha una sua fragilità. Ho paura di una società in cui c’è chi approfitta delle debolezze altrui».
Un timore che ora contagia anche i genitori. «Finora ha avuto la sua autonomia salendo sul pullman e poi arrivando a piedi fino al centro – riflette il papà –. Accompagnarlo potrebbe non essere la scelta giusta. Studieremo qualcosa, magari cambiando il percorso o provando a seguirlo a distanza. Non vogliamo che nostro figlio diventi il bancomat di persone che approfittano della sua malattia».
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