Il Tirreno

Pisa

Che smacco, l’isola felice è Livorno

Pisa in discesa nella graduatoria del Sole24ore: sicurezza, occupazione giovanile e politiche sociali sono i punti deboli

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PISA. È quello lo scarto più bruciante. Uno smacco. Non tanto essere in fondo alla classifiche sulla sicurezza, una delle province con il numero più alto di rapine e furti, o fra quelle che investono meno sul sociale. No, insopportabile è il sorpasso. Là è meglio di qua. Sì, proprio loro, gli eterni nemici, i rivali per antonomasia se la passano meglio. La dolce vita è a Livorno: perfino per reddito. Non che a Pisa sia un’esistenza grama, anzi. Ma peggiora. Ce lo ha appena annunciato la classifica annuale stilata dal Sole24ore sulla qualità della vita nelle province d’Italia.

Secondo il dossier elaborato dal quotidiano di Confindustria - che ha analizzato 42 indicatori diversi dal lavoro all’economia, dai reati all’ambiente, dal welfare alla cultura - in un anno la provincia di Pisa ha perso ben nove posti in classifica. Balza dal 22esimo al 31esimo posto (l’oasi d’Italia è Aosta), non è più al terzo posto in Toscana ma al quarto dopo Firenze (sesta), Siena (undicesima) e Livorno (quattordicesima). E proprio la Livorno del sindaco Filippo Nogarin e della politica a 5 Stelle batte Pisa su fronti tradizionalmente forti per le roccaforti “rosse”. Sebbene su servizi, ambiente e welfare Pisa occupi una posizione di rispetto (la 27esima), certo pesa il primo posto di Livorno, o il fatto che la provincia da due anni e mezzo diventata (anche) uno dei fortini di Grillo in Toscana sia quinta nel Paese per le spese sociali pro capite (95,40 euro), mentre i Comuni all’ombra della Torre versino appena 19,81 euro a persona precipitando il nostro territorio in novantesima posizione sulle 110 province totali. Soddisfazione amara anche per il voto sui posti negli asili nido, non male per Pisa, che finisce sedicesima, ma sempre peggio di Livorno, dodicesima.

A penalizzarci c’è poi uno dei fronti su cui da mesi ormai lancia continui allarmi il sindaco Marco Filippeschi: la sicurezza. Siamo fra le province assediate da microcriminalità, (scippi e borseggi), rapine, furti in abitazione, e per ognuna delle rispettive categorie siamo nella parte bassa delle classifiche, dal 93esimo al 103esimo posto. Finora sono rimasti inascoltati dal ministro Angelino Alfano gli appelli del sindaco per un aumento degli organici di polizia. Oggi pensate per una città da 90mila abitanti, le forze dell’ordine andrebbero ricalibrate su una realtà che ogni giorno è vissuta da 150mila persone, è la tesi di Filippeschi. Andrà meglio con il nuovo ministro Marco Minniti? Fra le pecche registrate dal Sole24ore spiccano gli affitti troppo alti (una media di 880 euro mensili in una zona non troppo centrale), per cui Pisa balza in 95esima posizione confermandosi come una provincia (ma in questo caso i dati sulla città influiscono molto) in cui domina la rendita e sebbene sia al sedicesimo posto nella classifica dell’occupazione (qui Livorno è invece 42esima), sembra non essere una terra per giovani, dato che qui sconta un tasso di disoccupazione giovanile del 38,6% collocandosi 58esima, addirittura tre posti sotto Livorno.

E gli aspetti positivi? Non mancano. I pisani hanno un’ottima propensione agli affari e agli investimenti, sono in cima alla classifiche dei consumi, dell’offerta di librerie e cultura, beneficiano del 28esimo Pil pro capite in Italia (26.178 euro, a Milano è di 45.101), vivono in un ambiente, godono di una delle migliori sanità pubbliche (la 15esima), sono fra i più bravi d’Italia per inventiva (11esimi) e per capacità di innovazione, in particolare legata alla creazione di aziende startup, complice ovviamente la presenza dell’Università (nono posto). Anche se l’ateneo non sembra aiutare più di altre zone d’Italia i giovani a trovare lavoro. Soprattutto l’università non sembra fare da calamità per i giovani, dato che siamo al 49esimo posto per i laureati (raggiungono la laurea appena 74 pisani su mille). «Le classifiche vanno prese come uno stimolo a lavorare meglio - dice Filippeschi - anche se non tutte le dinamiche di una società complessa sono riconducibili a meri valori numerici». Non solo. Il sindaco sottolinea come «dei 42 parametri utilizzati, ben 19 siano stati cambiati in un anno».

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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