Il Tirreno

Pisa

Due medici sotto processo

Due medici sotto processo

L’accusa: ignorato aneurisma. L’ospedale citato come responsabile civile

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VECCHIANO. Due medici sotto accusa e l’azienda ospedaliera da citare come responsabile civile.

Slitta alla prossima primavera l’udienza davanti al gup, Elsa Iadaresta, durante la quale il giudice dovrà valutare la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal pm, Aldo Mantovani, nei confronti di un medico radiologo e di un chirurgo di Cisanello, imputati per omicidio colposo nell’inchiesta sulla morte di Katia Spinesi, 31 anni, avvenuta in ospedale nel febbraio 2014. Si tratta del dottor Andrea Falleni, 53 anni, dirigente della radiodiagnostica del pronto soccorso e del dottor Fabio Zampieri, dirigente medico dell’unità operativa di chirurgia d’urgenza. Tra i difensori l’avvocato Stefano Del Corso. Secondo l’accusa a vari livelli ci sarebbe stata una mancata diagnosi sul malore che aveva portato la giovane di Vecchiano, all’epoca dipendente della ditta di trasporti Falaschi, a farsi ricoverare. Un’aneurisma in corso non visto e trascurato, stando alla Procura, avrebbe provocato il decesso. Il giudice ha accolto la richiesta della parte civile, i familiari rappresentanti dall’avvocato Giovanni Berti Mantellassi, di citare in giudizio come responsabile civile l’azienda ospedaliera. Katia era arrivata al pronto soccorso la sera di martedì 4 febbraio. Aveva forti dolori all'addome. La prima diagnosi era stata di calcoli alla cistifellea. Per 19 ore, sotto antidolorifici, era rimasta sulla barella nel corridoio del pronto soccorso perché non si liberavano posti nel reparto. Ai familiari il medico che aveva preso in cura Katia aveva detto che avrebbero dovuto operarla. «Ci assicurò che sarebbe stata un'operazione di assoluta routine» disse al Tirreno il papà della giovane, Marco, ex vigile del fuoco. Dopo l’intervento il decorso era apparso regolare. Poi, il venerdì mattina, la tragedia. Alle 6 il cuore di Katia era andato in arresto. Per sempre. Iscritta all’Aido, Katia aveva donato cornee, parte di tessuti e midollo osseo. Ora il processo per stabilire se chi avrebbe dovuto salvarla ignorò per negligenza l’aneurisma mortale.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web