Toscana
Lui lo può affermare: «Ve l’avevo detto in tempi non sospetti»
Il professore dell’Università di Pisa Andrea Pertici fu tra i primi a scagliarsi contro la riforma. «Italiani affezionati alla Costituzione»
PISA. Il suo libro si chiama “La Costituzione spezzata”. Lo pubblicò nei primi giorni dello scorso settembre e venne quasi subito eletto a testo “ufficiale” della controriforma costituzionale renziana. «Un libro utile - ebbe a scrivere Giuseppe “Pippo” Civati - a ricostruire un lavoro lungo tre anni, da quando si è partiti con Berlusconi al Nazareno, i 108 sindaci a fare i senatori, la serena defenestrazione di Letta e un percorso di riforme di cui inizialmente non si occupava davvero nessuno, poi qualcuno (in Senato), poi anche quel qualcuno ha cambiato posizione, poi fortunatamente, in alcuni casi, l'ha cambiata di nuovo». Ed è proprio della linea politica di Civati che il professor Andrea Pertici, avvocato, professore ordinario di diritto costituzionale all’Università di Pisa e già consigliere giuridico presso l’Ufficio legislativo del ministro per le Politiche europee, è la principale fonte ispiratrice. Lo stesso Pertici è tra i pochi, pochissimi, che oggi, alla luce dell’esito referendario, può dire davvero: «Ve l’avevo detto in tempi non sospetti: siamo di fronte ad una riforma pasticciata, gli italiani se ne renderanno conto».
Professore, allora aveva ragione... Si aspettava un’affluenza del genere?
«La partecipazione degli elettori è indubbiamente il dato più significativo di questa tornata referendaria. Non era certamente attesa in queste dimensioni. È stato il segno tangibile di quanto questo appuntamento fosse sentito dai cittadino, più di alcune tornate elettorali».
A chi va il merito di questa straordinaria partecipazione?
«Senza dubbio alla nostra Costituzione, che continua a riscuotere grande attenzione. Lo abbiamo visto anche nel 2006. La Carta costituzionale rappresenta tuttora un collante che unisce gli italiani. E gli italiani si mobilitano quando questa è in gioco. Stavolta, si sono mobilitati sì per manifestare concretamente il proprio scontento, ma anche per difendere il voto con il proprio voto, dal momento che la riforma costituzionale che ci era stata presentata aveva alla base la sottrazione di una scheda dalle mani degli elettori. Alle prossime Politiche avremmo potuto avere una sola scheda, quella per la Camera, per giunta da eleggere con l’Italicum, che certamente non valorizza le scelte dei cittadini».
L’esito del voto, secondo lei, è il frutto di una scelta ragionata?
«Innanzitutto, il discorso del voto ragionato va fatto sia per chi ha scelto il Sì che per chi ha optato per il No. Non capisco chi lo tira in ballo solo per il fronte del No. La verità è che quando si dice ai cittadini di votare in un certo modo perché non esistono alternative, gli stessi l’alternativa se la prendono. Il governo ha lanciato vari anatemi contro i populismi facendo però populismo, basti ricordare le prese di posizione sui bambini diabetici o sulla riduzione delle poltrone».
Per dirla insieme a lei, la Costituzione non è stata spezzata, è rimasta integra. Ora da dov’è possibile ripartire?
«Nel mio libro ci sono alcune parti dedicate alla riforma Renzi-Boschi, ma anche altre che spiegano come si è arrivati a quel punto (da qui potendo trarre indicazioni per il futuro) ed altre ancora che indicano alcune prospettive di riforma puntuali che non mettano a soqquadro l’intera seconda parte della Costituzione. Occorre ripartire da un dato: per la seconda volta in dieci anni si registra un no netto rispetto a grandi riforme che riguardano la seconda parte della Costituzione spezzandola dalla prima. Ecco perché, quindi, c’è da lavorare su degli aggiornamenti, su delle “manutenzioni”. Ma non certo bloccando l’attività del Parlamento per anni su revisioni costituzionali trascurando interventi legislativi richiesti anche dalle istituzioni internazionali in tema di lotta alla corruzione, del conflitto d'interesse, disciplina della concorrenza, partecipazione popolare, per citare soltanto alcune delle riforme istituzionali più urgenti a cui si aggiungono quelle sociali ed economiche a partire ad esempio da un recupero della progressività fiscale».
Si è sentito in questi ultimi giorni con Civati? Cosa vi siete detti?
«Con Civati mi sento regolarmente. Abbiamo convenuto sul fatto che le posizioni che avevamo assunto da tempo, forse per primi, contro una cattiva riforma hanno avuto un grande riconoscimento».
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