Il Tirreno

Pisa

Caso Ragusa, «Roberta in Sicilia era l'ipotesi fatta dalla zia Adriana Alpini»

Antonio Logli e Roberta Ragusa
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Antonio Logli e Roberta Ragusa

Pisa: i difensori di Antonio Logli chiariscono la tesi presentata durante il processo

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PISA. «Non abbiamo mai detto in udienza, come opinione personale, che Roberta Ragusa si trovi in Sicilia. Abbiamo solo indicato al giudice un elemento già agli atti e che riguarda le dichiarazioni della zia di Roberta, Adriana Alpini». Con una nota, integrata a voce, i legali di Antonio Logli, gli avvocati Roberto Cavani e Saverio Sergiampietri, vogliono chiarire quanto attribuito alla difesa nel corso dell'udienza di venerdì mattina davanti al giudice Elsa Iadaresta.

«Roberta è viva e forse si trova in Sicilia. Forse non sta bene e ha bisogno di aiuto» era il messaggio filtrato. Per i legali non è un'ipotesi partorita dalla loro mente. Si sono limitati a sottolineare anche questo aspetto - fornito dalla zia Adriana poco prima di morire - peraltro già emerso fin dai primi giorni dell'inchiesta.

«Non possiamo non contestare come, successivamente all'udienza del 2 dicembre, ci siano state attribuite affermazioni mai fatte. Nella discussione abbiamo proceduto con precisi richiami a documenti e puntuali citazioni di dichiarazioni in sommarie informazioni, cui per altro riferitasi anche in precedenti udienze, presenti nel fascicolo delle indagini preliminari, senza prospettare proprie autonome ricostruzioni fattuali su possibili condotte della signora Roberta Ragusa. L'udienza innanzi al Gup si è tenuta in camera di consiglio a porte chiuse, pertanto del contenuto della discussione di questa difesa nessun giornalista ha conoscenza diretta, ma solo per quanto riferitogli di tutta evidenza dalle altre parti del processo, con ogni probabilità le parti civili costituite che non possono certo ritenersi fonti imparziali».

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La Procura ha chiesto una condanna a 20 anni per Logli, accusato di omicidio volontario e distruzione di cadavere della moglie. Secondo l'ipotesi alla base della requisitoria Antonio, una volta scoperto al telefono con l'amante Sara Calzolaio, avrebbe litigato con la moglie al punto da ucciderla. Il timore era il divorzio e la conseguente perdita, o la sostanziale riduzione, del patrimonio di famiglia. Una tesi respinta dalla difesa secondo la quale i testi portati dall'accusa sono inattendibili, uno anche per ragioni psichiche, e, inoltre, in tutti questi anni gli investigatori si sono indirizzati unicamente nel cercare prove contro Logli e non a individuare piste alternative a supporto dell'allontanamento volontario di Roberta. Il 21 dicembre la lettura della sentenza.(p.b.)

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di Redazione web