Italia
Pensionato assolto dall’accusa di atti sessuali
PISA. La prova resta incerta e nel corso del processo la colpevolezza dell’imputato non trova il credito per andare oltre ogni ragionevole dubbio. La soluzione del caso diventa assoluzione con la...
PISA. La prova resta incerta e nel corso del processo la colpevolezza dell’imputato non trova il credito per andare oltre ogni ragionevole dubbio.
La soluzione del caso diventa assoluzione con la formula che un tempo era la vecchia insufficienza di prove.
È il verdetto che chiude il processo a carico di un pensionato di 68 anni, residente a Prato, rinviato a giudizio con l’accusa di aver compiuto atti sessuali con una minorenne.
Il secondo collegio (presidente Salutini, a latere D’Auria e Fabbricatore) ha letto ieri la sentenza (il pm Flavia Alemi aveva chiesto 6 anni) definendo con un’assoluzione il primo grado del procedimento i cui fatti risalgono al 2010.
Le parti civili (i genitori) erano rappresentate nel processo dagli avvocati Francesco Agostinelli e Nicola Minervini, mentre l’imputato era difeso dall’avvocato Mirko Benedetti di Prato.
Una volta lette le motivazioni, i legali dei genitori valuteranno se impugnare la sentenza, ma ai soli fini civilistici.
Il contesto è un campeggio a Calambrone. Siamo in estate.
Per due volte, secondo l’accusa, la bimba all’epoca di 8 anni, viene palpeggiata dall’uomo che passava le vacanze in una roulotte attrezzata. La piccola, di Livorno, svela gli episodi quando la maestra chiede come esercitazione in classe di raccontare una giornata poco piacevole. La bimba piccola scrive di essere stata molestata da un pedofilo.
Quel tema viene segnalato in questura che contatta subito i genitori. Ed è anche l'occasione per iniziare le indagini in cui viene coinvolto uno psicologo e che vede la bambina partecipare a un sopralluogo nel campeggio.
La contestazione mossa al pensionato era quella di aver attirato, con la scusa di voler giocare, la bambina nella veranda del campeggio per poi palpeggiarla e farsi toccare nelle parti intime rimanendo, comunque, vestito.
«Riconobbe la piazzola di quell'uomo di cui poi ha ricordato il nome e che si spostava sempre con una bicicletta - fu il racconto della mamma in aula -. Dopo aver saputo del tema parlai con mia figlia. Cominciò a piangere. Non voleva dirlo, ma poi si lasciò andare. "Era da tanto che avevo questo peso sullo stomaco" mi disse. Le chiesi se era andato oltre i palpeggiamenti e mi rispose di no. Non ho memoria di quell'uomo. So che mia figlia stava male. Piangeva per niente. Anche ora è seguita da una psicologa, ma è più serena. Non ci aveva confidato subito quello che aveva subìto per paura di non essere creduta». Nel dubbio, non chiarito durante il dibattimento, il Tribunale ha scelto l’assoluzione.(p.b.)
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