Il Tirreno

Pisa

Il referendum bussola per i candidati a sindaco

di Francesco Loi

Nel Pd (e nel centrosinistra) si cerca la ricetta giusta per il dopo-Filippeschi ma con due nodi da sciogliere: continuità o discontinuità, primarie o scelta secca

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PISA. Tutti dicono di aspettare l’esito del referendum di domenica prossima, ma in realtà i giochi elettorali per le candidature a nuovo sindaco - nel centrosinistra e soprattutto nel Pd - sono cominciati. E da tempo. «Il sindaco nuovo sarà un renziano», dice la piccola pattuglia dei renziani della prima ora. Un nucleo che si è progressivamente ridotto davanti all’arrivo tumultuoso dei nuovi renziani, a loro volta divisi tra chi in Renzi ha trovato uno sbocco naturale delle proprie sensibilità politiche e chi invece, per diventare renziano, ha forzato la sua natura. Fino ad oggi le scelte renziane per i sindaci non si può dire che abbiano portato bene al centrosinistra: i casi di Viareggio, Livorno e Cascina, anche se con differenze significative tra un caso e l’altro, offrono ricchi spunti di riflessione.

Tra renziani ed antirenziani si colloca chi propone come candidato sindaco un “uomo nuovo” con caratteristiche precise: un uomo del fare (bene), meglio ancora se nel privato, abbastanza lontano dalla politica ma in grado di capire, abbastanza anti-politico ma non troppo. Premesso che occorre chiedersi se una figura del genere esista, questa posizione si sta appena formando, ma risulta in crescita e potrebbe approfittare di un’eventuale situazione di stallo tra le troppe candidature che ci potrebbero essere tra un anno.

La prima questione che si pone è come scegliere il candidato. Alla fazione delle primarie sempre e comunque c’è chi si oppone: ma siete sicuri che le primarie fanno bene? Poi c’è lo statuto che aiuta: se c’è unanimità sul candidato, le primarie non si fanno. Questo scenario rassicurante ha poche possibilità di essere realizzato, stando così le cose nel Pd.

Il fatto più nuovo è che, forse per la prima volta, nel centrosinistra c’è anche la sensazione che si possa perdere (M5S fa più paura del centrodestra). Sicuramente se ci fosse un ballottaggio. Magari anche senza. Ma questa sensazione non sembra suggerire, almeno per ora, la tregua tra correnti.

Il centrosinistra degli ultimi vent’anni può contare innegabili successi. Ma non basta. Anzi, è probabile che si renda necessario, ad ascoltare sussurri e grida del popolo, trovare un candidato che non sia di sfacciata continuità. In questo quadro si muovono gli attori.

Punta a fare il sindaco Andrea Serfogli, renziano non della primissima ora. Ha studiato parecchio la macchina comunale, ha le sue carte da giocare. Restando tra gli attuali assessori, Sandra Capuzzi, renziana della prima ora, fa sapere in giro che non le dispiacerebbe entrare nella corsa. E piacerebbe anche a Giovanni Viale, segretario comunale del Pd. La sensazione è che, in caso di primarie, per tutti i vincitori ci sarebbe poi l’ostacolo, forse non superabile, di riuscire a recuperare tutti i voti andati agli altri candidati.

Una partita a parte la gioca Salvatore Sanzo. Ha già detto di essere contrario alle primarie. Invece non ha detto, ma non avrebbe difficoltà a dire: io ci sono, se decidete, tutti, che sono il candidato. Dalla sua il fatto di non essere considerato un politico tradizionale, oltre ad essere un volto televisivo e quindi riconoscibile.

All’esterno troviamo Maria Chiara Carrozza, ex ministro e rettore della Scuola Sant’Anna, che rifugge ogni definizione di inquadramento. In ambito universitario emerge anche la figura dell’ex rettore Massimo Augello, sedutosi in prima fila alla Stazione Leopolda quando qualche giorno fa è venuto Renzi. La sua idea sarebbe quella di farsi avanti tra un po’, come candidato di mediazione se la competizione interna dovesse farsi inestricabile. Gira la definizione di “sindaco dell’Università”.

In rialzo le quotazioni di Giuseppe Sardu, presidente di Acque Spa. Nel suo caso sarebbe una rivincita dopo che le sue aspirazioni a concorrere per la principale poltrona di Palazzo Gambacorti erano state stoppate sull’asse dell’alternanza Pisa-Roma tra Paolo Fontanelli e Marco Filippeschi. D’ispirazione comunista, è passato su posizioni ultra-renziane, fino a fare il presidente dei comitati del Sì. Punto di riferimento pisano per il segretario regionale del Pd, Dario Parrini, sta trovando di recente nuova visibilità. C’è chi si sbilancia: se si decidesse ora, si andrebbe alle primarie tra Serfogli e Sardu, con il primo favorito.

A proposito di Fontanelli, fino all’ultimo “minaccerà”: «C’è molta gente del popolo, e non, che vuole che mi candidi», la frase che fanno girare i suoi fedelissimi. In tanti aspettano un colloquio Antonio Mazzeo-Paolo Fontanelli, i leader delle anime del Pd pisano, per capire dove possa andare la barca. Fontanelli per ora non avrebbe un candidato preferito su cui concentrarsi e sta alla finestra.

Fuori dal Pd, ma dentro la coalizione che governa Palazzo Gambacorti, non mancano i confronti tra gli alleati “In lista per Pisa” e Riformisti. Il vicesindaco Paolo Ghezzi, che ora sarebbe il presidente dell’aeroporto Galilei se non ci fosse stata l’unione con Firenze, potrebbe contare sull’appoggio delle associazioni che presiede e di vari “club” della città. Sarebbe la sua una candidatura fuori dai democratici, ma sostenuta dal Pd: dubbi che i tempi siano così maturi.

E il sindaco Marco Filippeschi? Ha lasciato i vecchi sodali (D'Alema, Fontanelli) è diventato renziano, prima tiepido, poi sempre più caldo. Per ora non ha un suo candidato. Anche il sindaco aspetta il 4 dicembre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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