Il Tirreno

Pisa

«Troppi prof uomini: imbarazzante»

di Mario Neri

Barone scuote la Normale: assumiamo donne. E nasce l’istituto intitolato a Ciampi

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PISA. «Abbiamo 35 professori e soltanto 4 sono donne: è una situazione imbarazzante». Esatto, avete capito bene. Vincenzo Barone l’ha appena fatto, ha accostato l’aggettivo «imbarazzante» alla Normale. Il cuore dell’alta formazione italiana in cui da oltre un secolo cresce la migliore gioventù del Paese e con lei il suo futuro, del Paese è anche uno specchio non edificante. Un riflesso dei suoi pregiudizi, delle sue incrostazioni sociali, delle sue dinamiche di potere. La Scuola Superiore sarà pure il simbolo dell’eccellenza formativa italiana ma è un’eccellenza maschilista. Non ci gira intorno il professore di chimica computazionale eletto direttore a Palazzo della Carovana a giugno scorso e entrato in carica un mese fa.

«Non si può andare avanti così, quando facciamo un concorso, a parità di risultati tra concorrenti, scegliamo la concorrente donna. Questo non snatura il nostro metodo di selezione, che è interamente basato sul merito». Uno squillo di tromba per la comunità della Normale, che Barone sceglie di far risuonare in una giornata non casuale. Le sue dichiarazioni arrivano alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico con cui la Scuola celebra la nascita del nuovo Istituto di Scienze umane e sociali intitolato a Carlo Azeglio Ciampi a Firenze, un centro studi con cui la Normale esporta il suo modello nel capoluogo toscano, innestandosi a Palazzo Strozzi con dottorati, post dottorati ma anche veri e propri corsi di laurea in scienze politiche che dal prossimo anno riguarderanno circa 12 studenti. Ma se da un lato Barone prova a far crescere il prestigio dei normalisti, dall’altra sta tentando di riformarne anche gli aspetti più tradizionali e scomodi, ormai distanti dalla realtà. Se infatti ai vertici c’è una sorta di egemonia di genere, man mano che si scende nella scala gerarchica dei ruoli aumentano le donne. «Tra gli studenti abbiamo più donne che uomini - dice Barone - poi, tra assegnisti e ricercatori, la percentuale diventa più o meno 50% e 50%, mentre arrivando ai professori la disparità è totale. E questo a mio parere non è più accettabile». Da qui l’idea di privilegiare le donne in caso di ex aequo nei concorsi. «Ovviamente sarebbe un metodo da applicare a tempo, avrebbe senso farlo solo fino al momento in cui ve ne fosse necessità e non un attimo oltre»

Ma «non sarebbe assolutamente possibile far ricorso al sistema delle quote rosa» poiché «il criterio del merito per noi è inderogabile». Non è la prima volta che Barone rompe gli schemi. A giugno al Tirreno dichiarò: «È vero, siamo settari, dobbiamo aprirci di più». Certo, non ha nessuna intenzione di confinare la Scuola nello spazio “generalista delle università statali. Ne è una testimonianza il neonato istituto Ciampi a Palazzo Strozzi a Firenze, dove ieri è arrivato anche il ministro Dario Franceschini. «Carlo Azeglio Ciampi è stato un importante economista e un valoroso politico, ma prima di tutto è stato un grande umanista. È questa sua capacità di guardare all'uomo nella varietà e ricchezza della sua umanità che ci ha incoraggiato ad intitolare con il suo nome un nuovo soggetto culturale - unico per le sue caratteristiche nel nostro paese -, che nascerà proprio qui a Firenze». Ma al governo, in particolare al Miur, Barone chiede anche altro, la possibilità di reclutare docenti, specialmente quelli stranieri, pagando loro stipendi flessibili, un modo per essere ancora più competitivi con le più grandi università del mondo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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