Sicurezza
«Io, novantenne rapinato in casa da un falso operaio»
Il racconto di Liliano Martelli: «Sono vedovo e vivo da solo. Quell’uomo, italiano s’è presentato alla porta con modi gentili, ma mi ha minacciato con la pistola»
PISA. Nonostante siano passati quattro mesi, i ricordi sono ancora nitidi. Come il sentimento di paura e di impotenza che si attanaglia dentro e non ti lascia respirare. Come si fa, infatti, a dimenticare il volto di chi con l’inganno è entrato nella tua casa e dopo averti mostrato una pistola ha preteso tutti i tuoi ricordi e stordito con uno spray urticante per coprirsi la fuga?
Liliano Martelli, 90 anni, pensionato e vedovo, è una delle tante vittime di una sequenza di furti e rapine che nei mesi scorsi ha “funestato” Putignano. Lui che in questo quartiere è nato e cresciuto e ha trascorso tutta la sua vita fa veramente fatica a mettere una pietra sopra a quell’episodio di violenza che ha trasformato una calda mattina di luglio, era il 20, in un vero e proprio incubo. Abbiamo incontrato Liliano Martelli ieri mattina al Circolo Arci, durante il secondo appuntamento del Caffè Tirreno in città, organizzato ieri mattina a partire dalle 10 nel locale di piazza 25 Aprile, al quale si sono presentate tantissime persone da tutto il vicinato e anche dai rioni limitrofi come Coltano e Ospedaletto. «Di furti qui a Putignano – racconta, circondato dagli amici – ce ne sono stati tanti, ma a differenza degli altri a me hanno puntato una pistola addosso». Del rapinatore, un quarantenne italiano vestito da operaio, si sono perse le tracce, ma non nella mente del povero Liliano. «Io – racconta – vivo solo da quando sono rimasto vedovo e mai e poi mai pensavo di vivere un’esperienza del genere». Chi lo ha minacciato e derubato lo ha fatto a tradimento, riuscendo perfino con una scusa molto banale a entrare nella sua proprietà. «Come tutte le mattine, anche lo scorso 20 luglio – continua nel suo racconto – ero uscito a fare alcune commissioni. Rientrato in casa avevo notato vicino al cancellino una siepe sporgente. Mi sono detto “la taglio”. Proprio in quel momento ha cominciato a squillare il telefono. Era mia figlia. Voleva mie notizie. Terminata la conversazione – continua il pensionato – sono uscito di nuovo. Volevo proprio sistemare quella siepe ed è proprio in quel momento che al cancello si è presentato quello che a prima vista pensavo potesse essere un operaio dell’acquedotto. Un uomo sui 40 anni, alto, robusto e con la divisa da operaio e il cartellino identificativo appuntato sul petto che, con fare gentile, mi da detto che era stato mandato dalla ditta a riparare un guasto alla mia tubatura dell’acqua e che doveva vedere anche il contatore. La richiesta mi ha meravigliato. Io non avevo perdite d’acqua, né in giardino né in casa, quindi alterato ho chiesto spiegazioni. Ed è stato in quel momento – conclude Martelli – che quel falso operaio ha tirato fuori la pistola».
Il resto è cronaca di una rapina riuscita alla perfezione. Una volta in casa e sotto la minaccia di un’arma, per Martelli c’è stato ben poco da fare. Il rapinatore ha preteso tutti i contanti che aveva in casa, 200 euro, oltre ai ricordi in oro, molti dei quali appartenuti alla moglie defunta, custoditi dentro la cassaforte, conquistandosi la fuga con uno spray urticante, come quelli al peperoncino che si usano per difendersi dalle aggressioni. Sostanza che ha lasciato Martelli senza respiro per diversi minuti.
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